Trastevere, settembre 2005. Vinicio Capossela viene “avvistato” in un locale, in piedi davanti al bancone, sorseggia un buon bicchiere e parla allegramente con il barman. Maglietta e pantaloni larghi, in testa un berretto che lo fa assomigliare a un marinaio appena sbarcato da un mercantile… Ed è più o meno così. In quei giorni Vinicio sta completando la lavorazione del nuovo album, Ovunque proteggi. Oggi, gennaio 2006, berretto e pesante giubba, Capossela fa scalo nei nostri studi assieme alla sua nuova musica, che si scopre essere davvero il frutto di mesi di navigazione.
Se Canzoni a manovella, pubblicato nel 2000, rappresentava un viaggio nel tempo e nello spazio, splendido affresco sonoro dei sogni, delle visioni e delle speranze che un secolo prima avevano accompagnato l’arrivo del Novecento, tra scafandri, dirigibili e marajà, Ovunque proteggi è un diario di bordo in cui ogni canzone è in sè un itinerario diverso.
Diversa la mèta: tra le pieghe della parola fede (quella cieca in Non trattare, quella della disperazione in S.S. dei Naufragati, la purezza di cuore in Ovunque proteggi), viaggi tra sacro e pagano (il crocifisso “portato a mangiare” dopo la resurrezione in L’Uomo vivo, Il rosario della carne), viaggi nel mito (Brucia Troia, con la citazione dell’Edipo Re di Pasolini, Medusa) o nell’album dei ricordi (i compagni dell’ultima fila alle elementari, già condannati a sei anni, in Dalla parte di Spessotto, la continua ribellione a una vita “regolare” in Dove siamo rimasti a terra Nutless
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