LANUSEI - Due ore di suggestioni in musica, versi e ombre cinesi, tra walzer, rumbe, marcette popolari e struggenti ballate alla Tom Waits. Due ore esaltanti, proprio come il nuovo concerto di Vinicio Capossela, testato ieri sera in un teatro di Lanusei, piccolo centro nel cuore della Sardegna che il cantautore “tarantolato” ha curiosamente scelto per mettere a punto lo spettacolo con il quale - a partire da domani ad Avellino - inizierà il suo nuovo tour. Un viaggio lungo tutta l’Italia che sino a maggio lo vedrà impegnato a presentare l’album “Ovunque proteggi”, uscito appena due settimane fa e a sorpresa finito ai vertici delle classifiche di vendita. Davanti ad appena trecento spettatori, tra i quali i genitori di Capossela e l’ amico poeta metropolitano Vincenzo Costantino (il Chinaski della celebre canzone), Vinicio è apparso in gran forma e ha deliziato il pubblico con quattordici brani tratti dall’ultimo disco, più altri quattro ripescati tra i vecchi successi, come ad esempio “Maraja”, “Che cos’é l’amor” e “Ballo di San Vito”. Va detto subito, però, che se sotto il profilo dell’intensità musicale lo show ha destato grande impressione (non c’é un solo attimo di cedimento), altrettanto piacevolmente ha sorpreso la scenografia, con una compagnia di teatro d’ombre impegnata a proiettare sul fondale immagini surreali come occhi colorati, minotauri, danze degli scheletri e ballerine sulle punte. Il concerto si è aperto con il brano “Non trattare”, dalle sonorità orientaleggianti, che Capossela ha interpretato indossando una pelliccia di montone nero e un’inquietante maschera tradizionale sarda caratterizzata da due lunghe corna. Un perfetto preludio per il secondo pezzo, “Brucia Troia”, che nel luglio scorso Vinicio aveva registrato calandosi insieme al chitarrista Marc Ribot all’interno della grotta di Ispinigoli (la più profonda d’Europa, sulle montagne di Dorgali). Una canzone dal riff chitarristico tagliente che ascoltata in versione “live” è apparsa ancor più trascinante che nel disco. Ad affiancare Vinicio sul palco, Alessandro “Asso” Stefana (chitarre), Glauco Zuppiroli (contrabbasso), Zeno De Rossi (tamburi), Michele Vignali (ance), e infine Vincenzo Vasi (theremin e programmazioni). Tra travestimenti vari (il cantautore ha cambiato abito ben sette volte indossando anche una mezza tuba, un cappello da vecchio ammiraglio della Royal Navy e alla fine persino un abito da geisha) lo show ha preso definitivamente il volo con la marcetta “Dalla parte di Spessotto” (scelta come single dell’album), dove Spessotto non è altro che un vecchio compagno di scuola di Capossela. Tra i pezzi più applauditi la rumba “Con una rosa”, e ancora “Pena dell’alma” (una cover di Flaco Jimenez tradotta in italiano), “S.S. dei naufragati” (delizioso l’assolo di armonium) e la marcia paesana “L’uomo vivo”, ispirata a una processione religiosa che ogni anno si tiene in un paesino della Sicilia. Dopo le incursioni tra i brani classici, gran finale con “Ovunque proteggi, il brano che dà il titolo all’album.
Fonte:
(AGE) RED-CENT



