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Recensione data 0 del 12/02/206 a Lanusei (by NFERNU)

PREMESSE: 1) E’ UN POST LUNGO 2) I VIDEO E LE FOTO SONO DI QUALITA’ SCADENTE, NON HO MACCHINA FOTOGRAFICA, LE HO FATTE COL CELL 3) IN ALCUNI VIDEO SI SENTE LA MIA VOCE ORRIBILE CHE CANTA, PERDONATE.

Inizia tutto Lunedì 6 Febbraio 2006.
Da “amici degli amici” vengo a sapere che c’è Vinicio a Lanusei (NU), 150KM da dove abito. Mi prende l’enfasi. Martedì 7 Febbraio vado al botteghino, ma niente biglietti. Chiedo in giro… niente da fare. Non demordo, parto. h 15.30 del 12 Febbraio, sono in marcia. Non ho la più pallida idea di dove andare, ho con me solo la cartina. La strada è splendida, non l’immaginavo. Attraverso colline, ponti in pietra, ruscelli e laghi artificiali in valli dove regna solo il cinguettio degli uccelli amplificato dall’acustica, faccio a pugni coi colori, il cielo come l’avrebbe voluto Hesse.

IL VIAGGIO:

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Alla fine sono arrivato. Durante il viaggio nessun intoppo, ma molte emozioni. D’improvviso mi trovo in un tratto di strada modernissimo che contrasta con il budello a due corsie che ho seguito fino ad ora… mi son perso !! Chiedo ad una macchina (l’unica) che passava in una strada sterrata parallela. Gesticolo “un’informazione” al guidatore; si ferma, mette il freno a mano (prenderà il fucile, pensavo; piede pronto sull’acceleratore e 1a ingranata), scende, viene verso me ed a momenti mi portava in braccio a destinazione !!! Una gentilezza estrema. Comunque non avevo sbagliato, la strada è giusta. Arrivo a destinazione alle 18.22. Mi accoglie un presepe arroccato su di un monte. Un presepe, si, è l’immagine esatta. Il teatro comunale che è gestito dai salesiani è all’ingresso del paese. Una piccola rotonda, una salita. Parcheggio. Mi accoglie un cancello con la faccia in metallo di don Bosco. Chiedo info sui biglietti; poche speranze. Mi spiegano che hanno venduto più biglietti di quanti posti aveva il teatro (400 a sedere più un centinaio in piedi) e che se fosse rimasto posto dopo l’ingresso di tutti quelli muniti di biglietto, avrebbero fatto entrare qualcuno senza biglietto, ma la faccia del tipo era abbastanza a forma di no. Resto appeso alla speranza.

L’ARRIVO:

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Poca gente di fronte al teatro, è ancora presto. Apriranno le porte alle 20.30, devo aspettare. C’è freddo, caspita. Per fortuna non lo soffro, ma mi cola il naso. Mentre aspetto seduto su di un muretto vedo qualcosa… una figura. Di fronte a me una specie di depandance del teatro, al 1° piano 4 finestre in linea orizzontale, le due esterne illuminate di un bianco neon, le due centrali di una luce color miele, fioca. Si vede una silouette… un codino accennato, parla al telefono; è Vinicio. Passa e spassa tra le 2 finestre. Dopo mezz’ora entra qualcuno, parlano, scompare. Nel frattempo incontro un gruppo di amici che doveva venire con i biglietti pronti. Uno di loro forse non viene. C’è un biglietto in più. Spero. In tasca ho un feticcio di una vecchia zia di mia madre, un portafortuna ciociaro. Sembra funzionare. Tra l’altro la macchina, una twingo di 3a mano di 10 anni non mi ha dato nessun problema, è stata impeccabile. Arriva l’ora dell’ingresso. E’ confermata la disdetta del 5° amico. il biglietto e mio. Entriamo. Riusciamo a collocarci in 3a fila (le prime due erano riservate alle autorità), in linea d’aria saremo stati a 4 metri dal Palco.

IL PALCO:

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h20.35, inizia finalmente lo spettacolo. Inizia parlando. Trasandato come al solito, giacca grigia, maglia verde e pantalone d’un rosso mattone sbiadito. Codino accennato, calvizie incipiente, pancetta ormai più che visibile che gonfia la maglia. Non sembra molto ubriaco, giusto il necessario per parlare liberamente, per parlare morbido. Fa delle premesse sul fatto che questa è più una prova generale, un prototipo che può andar bene o male, che è tutto da rifinire. Ci definisce, noi pubblico da fuori Lanusei, un’apparizione perché il posto è molto difficile da raggiungere e dobbiamo averlo proprio voluto, d’essere lì in quell’eremo. E’ vero, in effetti. Ci ringrazia, si dice emozionato e scompare per tornare ed iniziare. Durante lo spettacolo si fermerà per chiederci opinioni sull’efficacia o meno di alcune scenette o della scaletta che ci sta proponendo; vuole sapere se non sia un po’ eccessivo cantare marajà vestito da cinese facendo un balletto per tutto il palco o se nella scaletta debbano esserci più canzoni del vecchio repertorio o meno. Lo spettacolo si è svolto tranquillamente a parte qualche parte di testo dimenticata in alcune canzoni e le luci che questa sera sembrano non volere funzionare come devono. Durante il concerto il pubblico comincia a schernire i tecnici della luminaria, ma lui c’invita a non permetterci e li difende dicendo che si è data maggiore importanza alla parte sonora e non alle luci. Durante tutto lo spettacolo, nel telo dietro il palco, si susseguono giochi di luce ed ombre cinesi con sagome che mettono in scena delle storielle congruenti con la canzone che suona.

Inizia con Non trattare, vestito ibrido, cappello da mormone e pelliccia da “Boe”. I boes (buoi) e Merdules (pastori) sono delle maschere tipiche del nuorese che riproducono, teatralizzate, ancestrali scene di partenza al pascolo. Luci fortissime ondeggiano con lampi che accecano. Finisce la canzone e parla un po’ del brano.

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Continua con brucia Troia vestito interamente da Boe. Fa molto effetto, la pelliccia, la maschera in legno, i campanacci… è veramente ipressionante. Sul palco giochi di luce ed ombra.

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Ed ecco spessotto, col basco in testa ed inginocchiato con un pianoforte di quello per i bambini, a mò di monello:

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Moskavalza; ci spiega il “pajekalin”, un brindisi conosciuto a Mosca che nasce dall’espressione di Gagarin quando arrivò sulla Luna:

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Medusa cha cha, che canta realizzando delle scenette con una maschera di Medusa in cartapesta attaccata ad un’asta che usa a mo’ di maschera veneziana:

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E poi via con “nel blu”:

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Ed ecco Nutless:

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E le lanterne:

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Ed il nostromo (le due luci a destra e sinistra del banchetto sono 2 candele accese al momento):

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Ed il uovo album si conclude con ovunque proteggi, per poi passare al resto. Poi parliamo del vecchio repertorio, silenzio religioso durante alcuni brani:

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E di tutto e di più nel frattempo, ma i brani son stati questi. Finisce tutto a mezzanotte. Unico appunto, durante l’affondamento del cinastic parla un certo “Carlo”, un suo amico, lo presenta così, basso, grasso, con capelli ispidi ed una folta barba crespa che ci dice che i ricordi portano sempre al bar e che il bicchiere vicino al cuore è un’arma pericolosissima. Finisce tutto, ce ne andiamo, la notte con una luna splendida, d’un argento vivo, con un gran anello intorno, le colline che si delineano nette nell’argento. Arrivo a casa alle h2.20 di notte. Sono soddisfatto. Ringrazio la mia buona stella per il biglietto.

Spero di non essermi scordato niente…