Vinicio Capossela ha scelto Avellino per aprire la tournée del suo ultimo disco, Ovunque proteggi. Lo ha fatto in un giorno particolare per la città irpina che il 14 febbraio, insieme al protettore degli innamorati, festeggia il suo patrono San Modestino. Una scelta non casuale. Come ha spiegato lo stesso Capossela dopo Non trattare e Brucia Troia, il mozzafiato ‘uno-due’ iniziale in pelliccia e corna da minotauro, salutando le oltre milleduecento persone stipate nel teatro Carlo Gesualdo: “Se in bocca al lupo deve essere, che almeno siano lupi paesani”.
Siamo a una quarantina di chilometri da Calitri e Andretta, paesi dei suoi genitori, seduti in prima fila in compagnia di parenti, vecchi amici e semplici conoscenti che per un giorno si sentono tutti protagonisti. Insomma, più che il debutto di un tour destinato a riempire i teatri di mezza Italia sembra una festa di paese. Per rendersene conto basta attendere l’irresistibile Dalla parte di Spessoto, il singolo che ha fatto schizzare l’album ai vertici delle classifiche. Sul palco ad accompagnare Vinicio salgono i Buena Vista Postal Club (come li chiama lui “roba da far invidia a Wim Wenders”): al secolo Tuttacreta, Matalena e Rocco Briuolo, tre anziani signori della Banda della Posta di Calitri, rispettivamente alla fisarmonica, al violino e al mandolino.
A fare da intermezzo nelle oltre due ore di concerto, una manciata di canzoni suonate al pianoforte davanti a un pubblico paradossalmente quasi ostile, che vorrebbe alzarsi in piedi e battere le mani. E che invece viene tirato giù dalle malinconiche Nel blu, Dove siamo rimasti a terra Nutless, Pena del alma e Lanterne rosse (incantevoli le immagini proiettate dalla compagnia di teatro d’ombre Controluce). Fino ad affondare nelle poltrone nell’allucinato tributo al poeta inglese Coleridge: S.S. dei naufragati, con un ispiratissimo Capossela che canta fra due candele, indossa un cappello da vecchio ammiraglio della Royal Navy e suona una campana a morte.
E’ solo il segnale di un’inversione di rotta, che regala alla platea gli attesi classici del repertorio caposseliano. Tutti allora a cantare sulle note di Maraja, Con una rosa e Che cossé l’amor, accolta da un’ovazione e: “Dedicata al nostro Santo preferito”, agiunge lui. A scaldare gli animi arriva poi L’uomo vivo, ancora tratto dal nuovo disco (suonato per intero tranne una traccia). Un inno alla gioia, come recita il sottotitolo, che scatena il teatro Gesualdo. A fare la parte del leone una comitiva partita in pullman da Pignola, in provincia di Potenza. Dove a sentire i racconti dei presenti, fra tarantolate, esibizioni nei festival estivi e pecore cucinate in suo onore, Capossela è di casa.
Il tempo di indossare giacca e mezza tuba, quello per un altro paio di gioielli al piano - Non è l’amore che va via e Una giornata senza pretese - poi scatta il turno del sindaco Galasso, che fra i fischi del pubblico consegna una targa a Vinicio Capossela: l’emigrante che ha fatto fortuna e rende orgogliosi i suoi compaesani. E che per stemperare gli imbarazzi invita nuovamente sul palco la Banda della Posta, questa volta a suonare un pezzo del loro reportorio. Il gran finale, fuochi d’artificio compresi, parte dopo le presentazioni dei musicisti che lo accompagneranno in tour: Alessandro Stefana (chitarre), Glauco Zuppiroli (contrabbasso), Zeno De Rossi (tamburi), Michele Vignali (ance) e Vincenzo Vasi (teremin e programmazioni). Capossela si lancia in un’indiavolata versione di Al veglione, invita sul palco il suo padrino Ciccillo - che alla faccia della timidezza tiene banco per qualche minuto a suon di battute - e fa alzare tutti in piedi con Il ballo di San Vito. Dopo gioia, salmi, naufragi e minotauri la festa chiude con la title track dell’album Ovunque proteggi, una benedizione finale. Tra il sacro e il profano.
Fonte:
Kataweb Musica
..14 febbraio 2006..sono arrivata a teatro alle 20&22..una ressa tremenda..ma ho trovato posto al centro in 5 fila..vedevo molto bene..ma nè le foto nè i filmati son venuti un granchè..perchè l’unico mezzo tecnologico a disposizione era una macchinetta fotografica dalla scarsa risoluzione..e labile memoria..prestatami da un amico generoso!
Brucia troia
Dove siamo rimasti a terra Nutless
Pena del alma
Lanterne rosse
S.S. dei naufragati
L’uomo vivo
Al Colosseo
Marajà
‘e dopo le cineserie questa è dedicata al nostro santo preferito’(l’amore)
Che cossé l’amor
besame mucho
Canzone tradizionale campana di cui non ricordo il titolo
Con una rosa
Non è l’amore che va via
Una giornata senza pretese
Ultimo amore
Lu bene mio di Matteo Salvatore
Consegna della targa
Al veglione
Ciccillo sul palco!!!
Il ballo di San Vito
Ovunque proteggi (e quì Serbilla ha pianto come una bambina..)
..verso l’una e mezza Vinicio esce dal camerino e si trattiene un pò con noi..io ero l’unica provvista di penna in quel momento così dopo aver autografato il mio biglietto gli lascio la penna per scrivere ancora..lui parla poco, è stanco..dice grazie ..si si ..a testa china osserva la penna..se la rigira tra le mani..ne legge l’etichetta mentre un ragazzo lo sommerge entusiasta di complimenti.. poi ci saluta..e se la porta via!..lui la penna il tappo..potrei tenerla come pegno d’amore ho pensato! ma ho bussato alla porta e dato il tappino al ‘guardiano’..visto che già s’era sporcato le mani d’inchiostro!
Il concerto è stato molto bello nonostante qualche problema di audio e un paio di fari che puntavano sul pubblico ogni tanto..nonostante le poltrone non numerate che hanno reso feroce parecchia gente.. soprattutto quei biglietti per la platea venduti in più rispetto ai posti effettivi e quindi qualcuno s’è seduto a terra..tra le persone che hanno atteso Capossela all’uscita e sul pianerottolo fuori al camerino mi è sembrato di riconoscere un paio di facce intraviste da queste parti..ma io sono una timida…
Fonte:
Serbilla, utente del nostro forum
VINICIO CAPOSSELA IN TOUR
Da questa sera il cantautore porta per l’Italia il suo ultimo albumParte questa sera da Avellino il nuovo tour di Vinicio Capossela che presenterà, per la prima volta dal vivo, i brani dell’album “Ovunque Proteggi”, pubblicato il 20 gennaio scorso.
Il cantautore, nato in Germania ma di origine siciliana, attraverserà tutta l’Italia suonando a Bari il 17 febbraio, a Firenze il 25 e il 26 dello stesso mese, a Napoli il 21 marzo e a Roma, Bologna e Milano rispettivamente il 4, 7 e 10 aprile.
Inoltre Capossela incontrerà i suoi fan alla Feltrinelli di Roma il 22 e 23 febbraio e a Bologna il 27 dello stessso mese
Fonte:
Mtv.it
Vinicio in tour
Parte oggi 14 febbraio, dal Teatro Carlo Gesualdo di Avellino (la data è già esaurita), il nuovo tour di Vinicio Capossela …
Parte oggi 14 febbraio, dal Teatro Carlo Gesualdo di Avellino (la data è già esaurita), il nuovo tour di Vinicio Capossela: un ritorno sul palco che si preannuncia molto atteso, come dimostrano i dati relativi alle prevendite dei singoli concerti, che in alcune città hanno già fatto registrare il tutto esaurito.
Preceduto da una settimana di allestimento a Lanusei (NU), culminata ieri sera, 12 febbraio, con una prova generale aperta al pubblico al Teatro Tonio Dei, l’OVUNQUE PROTEGGI TOUR 2006 inizia con 22 date già confermate. Presto ne verranno annunciate delle altre, mentre a Firenze è già stata aggiunta una seconda data.
Al centro dello spettacolo di Vinicio Capossela, naturalmente, le canzoni di OVUNQUE PROTEGGI, il nuovo album uscito lo scorso 20 gennaio e già premiato dal un significativo riscontro di pubblico: l’album, che è entrato direttamente al primo posto in classifica e permane tuttora nella top ten dei dischi più venduti (questa settimana è quarto), ha già superato le 40mila copie vendute conquistando il disco d’oro.
Vinicio Capossela presenterà il nuovo album con uno spettacolo unico, una rappresentazione in forma di visioni del viaggio di OVUNQUE PROTEGGI, un viaggio a metà strada tra un’Odissea mitica e una via crucis profana che attraverserà l’Italia da Carnevale alla Pasqua di Resurrezione: “Sarà un concerto mitologico di pezzi solenni, fatti a brano a brano nel nostro Colosseo. I nostri campioni arriveranno dalla Tracia, dalla Colchide, dall’Epiro, direttamente per farsi sbranare da voi. Dunque ascolterete salmi e prediche, vedrete sfilare apparizioni mitologiche, arriverete in fondo al labirinto del Minotauro, sarete adescati dalla Medusa, conoscerete giganti e maghi, sentirete sibilare oracoli e indovinelli, imparerete a contare fino a quattro in russo e a pronunciare la parola che pronunciò Gagarin al momento del decollo, “Pajehali!” “partiti!”. Scenderete tra le suggestioni delle ombre e la materia della carne, carne fatta pietra e amplificatore..”
Lo spettacolo messo in scena nell’OVUNQUE PROTEGGI TOUR 2006 si avvarrà delle suggestioni offerte dal suono curato da Marco Tagliola (già al lavoro sull’album OVUNQUE PROTEGGI) e di quelle, scenografiche, evocate dalle luci di Loïc François Hamelin e dagli effetti d’ombre del Controluce Teatro d’Ombre di Torino. Ad affiancare Vinicio Capossela sul palco una straordinaria band, in grado di abbracciare e sostenere l’ampio spettro musicale attraversato dal concerto: Zeno De Rossi (tamburi), Alessandro “Asso” Stefana (chitarre), Vincenzo Vasi (theremin e programmazioni), Michele Vignali (ance), Glauco Zuppiroli (contrabbasso).
OVUNQUE PROTEGGI TOUR 2006
Le date
14/02/06 Avellino Teatro Carlo Gesualdo (esaurito)
16/02/06 Gallipoli (LE) Teatro/Italia
17/02/06 Bari Teatro Team
19/02/06 Cesena Carisport (allestimento teatrale)
21/02/06 Terni Teatro Verdi
25/02/06 Firenze Teatro Verdi (esaurito)
26/02/06 Firenze Teatro Verdi
09/03/06 Siena Auditorium Essenza
12/03/06 Trento Auditiorium
13/03/06 Torino Teatro Colosseo
16/03/06 Alessandria Teatro Comunale
20/03/06 Verona Teatro Filarmonico (esaurito)
21/03/06 Napoli Teatro Augusteo
25/03/06 Gorizia Teatro Verdi
29/03/06 Mestre (VE) Teatro Toniolo
01/04/06 Alba Adriatica (AP) Palatenda
04/04/06 Roma Auditorium via Conciliazione
07/04/06 Bologna Paladozza
10/04/06 Milano Teatro Smeraldo
12/04/06 Brescia Palabrescia
03/05/06 San Benedetto Teatro Calabresi
06/05/06 Reggio Emilia Teatro Valli
La band
Zeno De Rossi – tamburi
Alessandro “Asso” Stefana – chitarre
Vincenzo Vasi – theremin & programmazioni
Michele Vignali – ance
Glauco Zuppiroli – contrabbasso
Fonte:
Newsic.it
LANUSEI - Due ore di suggestioni in musica, versi e ombre cinesi, tra walzer, rumbe, marcette popolari e struggenti ballate alla Tom Waits. Due ore esaltanti, proprio come il nuovo concerto di Vinicio Capossela, testato ieri sera in un teatro di Lanusei, piccolo centro nel cuore della Sardegna che il cantautore “tarantolato” ha curiosamente scelto per mettere a punto lo spettacolo con il quale - a partire da domani ad Avellino - inizierà il suo nuovo tour. Un viaggio lungo tutta l’Italia che sino a maggio lo vedrà impegnato a presentare l’album “Ovunque proteggi”, uscito appena due settimane fa e a sorpresa finito ai vertici delle classifiche di vendita. Davanti ad appena trecento spettatori, tra i quali i genitori di Capossela e l’ amico poeta metropolitano Vincenzo Costantino (il Chinaski della celebre canzone), Vinicio è apparso in gran forma e ha deliziato il pubblico con quattordici brani tratti dall’ultimo disco, più altri quattro ripescati tra i vecchi successi, come ad esempio “Maraja”, “Che cos’é l’amor” e “Ballo di San Vito”. Va detto subito, però, che se sotto il profilo dell’intensità musicale lo show ha destato grande impressione (non c’é un solo attimo di cedimento), altrettanto piacevolmente ha sorpreso la scenografia, con una compagnia di teatro d’ombre impegnata a proiettare sul fondale immagini surreali come occhi colorati, minotauri, danze degli scheletri e ballerine sulle punte. Il concerto si è aperto con il brano “Non trattare”, dalle sonorità orientaleggianti, che Capossela ha interpretato indossando una pelliccia di montone nero e un’inquietante maschera tradizionale sarda caratterizzata da due lunghe corna. Un perfetto preludio per il secondo pezzo, “Brucia Troia”, che nel luglio scorso Vinicio aveva registrato calandosi insieme al chitarrista Marc Ribot all’interno della grotta di Ispinigoli (la più profonda d’Europa, sulle montagne di Dorgali). Una canzone dal riff chitarristico tagliente che ascoltata in versione “live” è apparsa ancor più trascinante che nel disco. Ad affiancare Vinicio sul palco, Alessandro “Asso” Stefana (chitarre), Glauco Zuppiroli (contrabbasso), Zeno De Rossi (tamburi), Michele Vignali (ance), e infine Vincenzo Vasi (theremin e programmazioni). Tra travestimenti vari (il cantautore ha cambiato abito ben sette volte indossando anche una mezza tuba, un cappello da vecchio ammiraglio della Royal Navy e alla fine persino un abito da geisha) lo show ha preso definitivamente il volo con la marcetta “Dalla parte di Spessotto” (scelta come single dell’album), dove Spessotto non è altro che un vecchio compagno di scuola di Capossela. Tra i pezzi più applauditi la rumba “Con una rosa”, e ancora “Pena dell’alma” (una cover di Flaco Jimenez tradotta in italiano), “S.S. dei naufragati” (delizioso l’assolo di armonium) e la marcia paesana “L’uomo vivo”, ispirata a una processione religiosa che ogni anno si tiene in un paesino della Sicilia. Dopo le incursioni tra i brani classici, gran finale con “Ovunque proteggi, il brano che dà il titolo all’album.
Fonte:
(AGE) RED-CENT
Il cd di Capossela subito in testa
Vinicio Capossela con il nuovo Ovunque proteggi entra direttamente al primo posto delle classifica Fimi-Nielsen degli album più venduti (che non vede altre new entry nelle prime 40 posizioni), scalzando dalla vetta In direzione ostinata e contraria di Fabrizio de Andrè, che scende al terzo posto, mentre al secondo posto rimane Buoni o cattivi live anthology 04.05 di Vasco Rossi. Quarta Madonna con Confessions on a dance floor, che guida da 12 settimane la classifica dei singoli con Hung Up. Al quinto posto Intensive care di Robbie Williams. Tra i singoli due new entry: Dentro alla scatola di Mondo Marcio e Break the night with colour di Richard Ashcroft.
Fonte:
La benedizione dell’incontro
di Alessandro Calzetta
Tanto atteso, quanto tanto temuto, “Ovunque Proteggi”, l’ultimo lavoro di Capossela non poteva che essere tale, un disco di alta qualità ma che messo al confronto con il precedente, (Canzoni a Manovella capolavoro e conferma definitiva dell’autore stesso), sminuisce quasi per una legge fisica. Meglio di “Canzoni a Manovella” quindi, probabilmente non si poteva ottenere, ma comunque un prodotto di alta qualità considerando il resto della produzione italiana.
“Ovunque proteggi” è un disco “Sconnesso”, quasi un viaggio biblico, un percorso fatto di scissioni, per stessa ammissione dell’autore è stato concepito in tempi e luoghi diversi, ogni brano ha una storia a se, e per questo motivo dovrebbe essere analizzato brano per brano.
L’album è aperto da Non Trattare, un pezzo fatto di suggestioni gotiche-cabbalistiche, si apre con un lamento, un suono prodotto da uno strumento arabo chiamato Shafar un corno di Ariete che, come racconta una tradizione, sarà suonato nel giorno della chiamata delle anime al giudizio il corno emette una sola nota che può essere continua o discontinua, e quanto più il suono diventa serrato e discontinuo più il suono esprime un grado di indecisione per l’anima che si reca prossima al giudizio.
Brucia Troia, in riferimento all’ispirazione per il concepimento di questo pezzo, Capossela racconta un piacevole aneddoto; - Leggevo l’Iliade ed ero immerso in queste visioni epiche quando mi arriva il messaggio di una mia amica da una discoteca di Sofia dal nome Spartacus dove si balla musica techno e ci si veste da moderni gladiatori. Ad un mio sms che vagheggiava qualcosa sull’Iliade mi rispose con una frase che recitava; “Il cavallo di Troia è Ciucco come il mio Ciuffo”, l’ho trovato un verso immortale.. ho preso il registratore ed ho cominciato a musicare da subito questo verso, giorni dopo mi imbattei nell’acquisto di una tastierina economica di marca GEM, e collegandola alla chitarra scoprii questo rumore lancinante.. qualcosa di simile ad una chitarra preistorica, in fase esecutica si sono aggiunti i tenores accompagnati da campanacci e tamburi. - Scorgendo ancora frasi dal testo si manifestano altre suggestioni, “L’orrore L’orrore” ad esempio è tratta da un libro di Joseph Conrad, “Cuore di Tenebra” che si chiude proprio con la stessa frase incisiva e totale; “L’Orrore! L’Orrore! L’Orrore!”.
Dalla parte di Spessotto In riferimento a questo brano che è stato il singolo che ha anticipato l’album, Capossela, racconta un aneddoto che ha come protagonista il delegato romano della Warner che in quel periodo stava promuovendo il singolo in tutte le radio. Di ritorno insieme a Capossela da una di quelle giornate gli disse “Vabbè; noi ce stamo pure dalla parte de Spessotto, ma bisogna pure vedè stò Spessotto da che parte stà!” e lui gli rispose; “Spessotto stà, da appena nato, dalla parte di sotto”. -Io,- dice Capossela, -da piccolo dividevo il mondo in Davide e Spessotto.. come un mio vecchio compagno delle elementari, destinato ad una specie di clandestinità, ad essere sempre per il contrario, non il più tifato, ma quello che sta sempre dalla parte di sotto, dalla parte di Spessotto-
Moskavalza 4,3,2,1, Pajehalì!! Il pezzo apre con questo conto alla rovescia e l’escalamazione gridata PAJEHALI’!, i russi lo usano come brindisi al posto del nostro Cin Cin, significa “Partiti!”, è la stessa frase che usò Gagarin al momento di partire per il primo viaggio verso lo spazio, e nel testo si legge; - Gagarin nello spazio, Sovietsky Superman, Il cosmo dentro il casco, a spasso va in Sojuz - Gagarin in Russia è un mito di proporzioni enormi, in effetti fu il primo astronauta della storia, il primo uomo che portò a compimento un volo spaziale, e i russi lo commemorano ogni che fanno un brindisi. Moskavalza è stato arrangiato da Gak Sato, giapponese italianizzato, uno dei dj di punta della scena elettronica mondiale.
Al Colosseo è un brano ostico, quasi ispido, nei testi e nella musica. - Sia Sbranato al Colosseo - - Sia Squartato al Colosseo - e poi una frase; “HOC HABET HOC” l’urlo dei romani presenti al colosseo quando i gladiatori dominavano l’avversario ormai domo, e con il ferro puntato in attesa del giudizio dell’imperatore, il famoso pollice verso o retto; l’urlo imponente della folla “HOC HABET HOC” ovvero “Ce l’ha!” “Ce l’ha!”. Curiosamente esiste una versione seppur completamente differente in musica e parole in un album di Tom Waits; “Bone Machine”, il brano ha lo stesso nome “In the Colosseum” e quasi per un filo conduttore invisibile la grafica interna del cd ha notevoli somiglianze con quella del supporto di “Ovunque Proteggi”
L’uomo Vivo (inno alla Gioia) “U Gioia” è il nome che viene dato dagli Sciclitani al Cristo Risorto durante i festeggiamenti pasquali, il Sacro Simulacro viene portato in processione a spalla da tanti giovani ed innalzato spesse volte al grido di “Gioia!”. U Gioia è diventato quasi il simbolo di Scicli, così come la musica che le bande cittadine eseguono durante i suoi “Giri” per la città, da qui il pezzo bandistico, suonato dallo stesso corpo bandistico di Scicli e diretto da Roy Paci -E’ un evento eccezionale-, racconta Capossela - Il Cristo esce dalla chiesa e, innalzato e trasportato dai suoi concittadini, comincia a sbandare, a barcollare, la statua ha raggi sulla schiena ed una mano alzata in segno di benedizione-, da qui ” Ha raggi sulla schiana e irradia GIO-GIO-IA! le dita tese indicano GIO-GIO-IA!” “si butta di lato, non sa dove andare, perchè è pazzo di gioia”. E’ interessante notare come Il brano ricordi “Fiesta” dei Pogues, del resto c’è in ambedue i casi un ripescaggio nelle tradizioni antiche popolari.
Medusa Cha Cha Cha è un simpatico mambo/cha cha cha stile anni ‘50 ‘60 in stile italiano. L’ispirazione per il testo è arrivata all’estero, a Stoccolma, a casa di un amica pittrice, che mentre spiegava un suo quadro raffigurante l’essere mitologico, disse in un italiano stentato; “Perché la Medusa non è una mostra, è soltanto un poco nerviosa”, poi alla richiesta di ulteriori chiarimenti aggiunse “Perchè a lei piace tanto Uomini, ma poi un giorno un uomo geloso aveva emesso lei sortilegio per il quale ogni uomo che guarda, lei diventa di pietra, diventa come baccalà, e tu capisce che con baccalà lei non può fare molto” da qui; -Mi piacciono i ragazzi ma un tipo un pò geloso mi ha appiccicato in volto questo sguardo odioso, affascinante ma difettoso, Chi mi guarda non lo sa ma diventa un baccalà”-
Nel blu. Si ritorna in pieno alle atmosfere di “canzoni a manovella”. Circo e domatori, metafore della vita, valzer con atmosfere viennesi.
Dove siamo rimasti a terra Nutless è il personaggio della sua gioventù, di John Fante e quindi di un suo racconto “Non si muore tutte le mattine” Nutless (ma anche Noodless), il maniaco dell’Impresa, I giorni passano, pensi di aver costruito tutto su basi solide; il matrimonio, la casa, ma poi, tutto finisce. Il brano è l’ideale continuo de “Le Case” da “Il Ballo di S. Vito” - il sabato all’iper a far la spesa-è la storia di chi si rende conto di aver costruito castelli di sabbia per tutta una vita.
Pena del Alma è un brano tradizionale messicano (Prenda del alma), il testo è stato però quasi completamente riscritto, e tratta del dolore, il dolore della separazione, è una canzone struggente che termina con un verso che vale l’intero disco -Fuori dalle braccia Tue… Sulle ginocchia mie, così è levarmi in petto questa passion-
Lanterne rosse. -Il drago è solo, gli uomini ne fanno un dio-. Atmosfere e profumi orientali
S.S. dei Naufragati è un reading a tratti cantato liricamente, ispirato da un romanzo di Samuel Taylor Coleridge; The Rhyme of the Ancient Mariner (la ballata del vecchio marinaio), tutto impregnato da visioni di Herman Melville (Moby Dick) di ispirazione biblica, la vita del marinaio vista come la metafora della vita “acqua in ogni dove e nemmeno una goccia da bere”, l’idea del peccato e della redenzione. Il tutto repertato dall’album Matri Mia, della Banda Jonica, vecchio gruppo di Roy Paci, alla cui realizzazione partecipò anche Capossela, è decisamente il pezzo migliore dell’album e quello preferito dallo stesso autore.
Ovunque Proteggi La title track è la canzone dell’eterno tornare, tornare per colmare quella ferita rappresentata dalla separazione . La canzone della redenzione, quindi, vista con un taglio quasi religioso. -Ancora proteggi (…) adesso e per quando tornerà l’incanto di te vicino a me-
questo Ovunque Proteggi, in conclusione, è un disco segnato dalla benedizione dell’incontro ed è appartenente a diverse latitudini e ispirato a tempi diversi, totalmente differente da canzoni a manovella che fu un disco segnato dalle suggestioni ben relegate in un periodo ed una geografia molto precisi, quelli dell’Europa del ‘900.
Fonte:
Alessandro Calzetta - Bravonline



