Siena, 9/3/06
Basta un primo sguardo al posto per capire che l’Auditorium Essenza di Siena non ha niente dell’Auditorium, e poco a che fare anche con Siena città. Le indicazioni, del resto, erano state chiare: provenendo da Firenze, superare Siena e prendere la strada per Arezzo-Perugia, poi fermarsi a Casetta. Lì ci aspetta l’Essenza, una discoteca costruita in modo tale da assomigliare, di profilo, alla Sala Nervi del Vaticano – sarà per la lunga finestra a oblò – e con sul tetto parcheggiato una sorta di dirigibile/sommergibile luminoso. All’interno lampadari a goccia, ringhiere di vetro e caveau che contengono svariati bar non riescono a cancellare l’idea che si stia per suonare all’interno di un locale solitamente avvezzo a ben altro.
Tuttavia, quando si inizia, e sono ormai le 22.30 (anche l’orario, spostato di un’ora rispetto alla consueta apertura del concerto in teatro, contribuisce a farci sentire in discoteca…) ci vuole poco a dimenticare tutto questo per calarsi nel concerto, e che concerto. Il pubblico, all’incirca mille persone, è una rappresentanza decisamente agguerrita dell’Università di Siena (con la quale è organizzata questa data), una platea abbastanza diversa da quella che normalmente affolla i concerti di questo tour, fatta di gente di tutte le età. Qui sono tutti giovani, desiderosi di divertirsi e di ascoltare Vinicio, con lo stato d’animo di chi, più che aver pagato un biglietto, lo ha vinto alla lotteria.
Vinicio nei camerini decide di fare lo show come se fosse in teatro, riservandosi di cambiare qualcosa nella parte finale in concerto. Ha ancora in mente un grande concerto tenuto a Siena qualche anno fa, e vuole onorarne la memoria facendo, se possibile, meglio. L’attacco è affidato come sempre a “Non trattare” e bastano le prime note per inaugurare a dovere la serata: il boato del pubblico è impressionante, il “catino” della discoteca si fa sentire, Vinicio prende subito in mano la situazione e trasforma il tutto in una progressione incandescente di pezzi: “Brucia Troia”, “Dalla parte di Spessotto”, “Medusa cha cha cha” e una straordinaria versione di “Moska Valza” si abbattono sulla platea che, in piedi (non ci sono posti a sedere), balla scatenata su ogni brano. “Nel blu” segna l’inizio della parte “impressionista” del concerto, quella caratterizzata da brani più morbidi e suggestivi e dal grande lavoro del Teatro D’Ombre Controluce. “Nutless”, preceduta da una splendida presentazione, viene seguita da “Pena de l’Alma” e da “Lanterne rosse”.
Poi “S.S. dei Naufragati”, presentata da Vinicio con una battuta (“vi prego di ascoltare questo pezzo con attenzione, perché è proprio approfittando del vostro chiacchiericcio che qualcuno decide per voi nel
modo peggiore”), riscuote un applauso a scena aperta non appena iniziata. La lettura di alcuni versi dell’Ecclesiaste fa da passaggio al momento dell’Uomo Vivo, il Cristo di legno sceso dalla croce e tornato cristiano. La versione è straordinaria, potente e veloce e sorretta dai “Gio-gio-ia” scanditi dal pubblico scatenato nel ballo. Poi “Al Colosseo”, presentazione pirotecnica della band, mette fine alla prima parte dello spettacolo. Vinicio lascia il palco a un breve intermezzo di teatro d’ombre per tornarvi poco dopo, vestito da mandarino cinese per scatenare il ballo sulle note di “Marajà”. A seguire arrivano le sorprese: una versione tirata di “Skata skata (Scatafascio)” che inizia a mettere a dura prova i ragazzi della sicurezza, impegnati a contenere il ballo sottopalco. A seguire, ancora più tirata, “La notte se n’è andata”, accolta da un vero e proprio boato, al termine della quale, introdotta da un accenno di “Besame mucho” al Farfisa, arriva “Che coss’è l’amor”.
Potrebbe essere finita qui, ma Vinicio è galvanizzato dall’accoglienza del pubblico: torna dietro le quinte, chiede dei coriandoli e il cappello da allibratore, si ributta sul palco e si lancia in una versione incalzante de “Il Veglione”: è il delirio, al punto che lo stesso Vinicio si toglie un desiderio che cova da anni, si lancia nel pubblico dal palco e si lascia trasportare dalle sue tante braccia. Recuperato e issato nuovamente sul palco chiude il veglione con il lancio dei coriandoli, e il consueto “Guidate con prudenza e buonanotte!”. Ma non è ancora finita: via l’abito scuro e di nuovo addosso la pelle di capro e la maschera da boves di “Brucia Troia”, si torna sul palco per “Il ballo di San Vito”, altro momento di scatenamento collettivo. A seguire, dopo aver tirato il fiato un attimo, il brano che come di consueto chiude il concerto, “Ovunque proteggi”, eseguito a luci quasi completamente accese nell’emozione generale. E’ finita, c’è il tempo per un po’ di saluti dietro le quinte e poi anche in sala, dove Vinicio si lascia conquistare da un improvvisato banchetto di cd.
Fonte:
Davide



