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Recensione del 07-04-2006 al PalaDozza

Vinicio Capossela va oltre. Oltre il cantautorato jazz alla Paolo Conte, oltre le sperimentazioni alla Tom Waits, e oltre il teatro-canzone di Giorgio Gaber. È ormai un intrattenitore a 360 gradi che in uno spettacolo di 2 ore e mezza, tra il circense e l’orchestrale, rievoca miti e tradizioni, offre momenti di poesia e altri di divertimento, e ci mostra il suo personalissimo modo di fare musica, ormai smarcato da ogni influenza. La mai celata attittudine teatrale di Capossela riceve un notevole impulso dai suoi repentini cambi di abito, dalle sue maschere ed anche dalle immagini scarne, malinconiche, a tratti Burtoniane, priettate dietro di lui. Il resto lo fa il suo istrionismo, la sua simpatia e soprattutto le canzoni. La prima parte del concerto è dedicata a tutte quelle del nuovo album, eccetto la title-track con la quale alla fine dello spettacolo manderà dolcemente a dormire i suoi spettatori; gli altri pezzi di Ovunque proteggi sono caratterizzati da un’incredibile varietà musicale: dagli arrangiamenti orchestrali dell’ottimistica L’uomo vivo (inno alla gioia) a toccanti ballate come Lanterne Rosse, e addirittura la techno di Moskavalza, in cui a farla da padrone sono le 2 ballerine circensi (da brividi la loro esibizione sospese nel vuoto su Nel blu) o S.S dei naufragati, un commovente recitativo in cui si esplicita la profonda vena poetica di Capossela. La seconda parte è un mini-greatest hits del cantautore che, pur dimenticando lo splendido “Modì” del 1991, pesca a piene mani nel repertorio degli altri 5 album: aprono i due pezzi più famosi del cantautore, Marajà, e Che cossè l’amor. Trovano poi posto il quasi inedito Scatà scatà (scatafascio) (reperibile nel “Live in Volvo”) e l’immancabile “Il ballo di San Vito”, con la partecipazione di un percussionista pugliese che aggiunge ulteriore colore al pezzo, grazie all’uso del tipico tamburello da taranta. Come detto, chiude Ovunque proteggi suadente ballata alla quale le luci del palazzetto, inspiegabilmente accese sugli ultimi due pezzi, non hanno dato la possibilità di creare quell’atmosfera magica, romantica, che avrebbe chiuso in bellezza una straordinaria performance.

Scaletta:
Non trattare
Brucia Troia
Dalla parte di Spessotto
Medusa Cha Cha Cha
Moskavalza
Nel blu
Dove siamo restati a terra Nutless
Pena dell’alma
Lanterne rosse
S.S. dei naufragati
L’uomo vivo (inno alla gioia)
Al colosseo-Il rosario della carne
Marajà
Che cossè l’amor
Con una rosa
Stanco e perduto
Morna
La notte se n’è andata
Scatà scatà (scatafascio)
Il ballo di San Vito
Al veglione
Ovunque proteggi

scritto da
Stefano Melchiorre

Fonte:
Flashmusica.it