(Grazie a Cristina per la segnalazione)
Palaolimpico (Isozaki), corso Sebastopoli 123, Torino
BookStock, una notte di parole, musica e libere contaminazioni
Si parte sabato 22 aprile 2006 con BookStock al Palaolimpico (Isozaki), con ingresso da corso Sebastopoli 123. Dalle 21.00 (i cancelli si aprono alle 19.00) e per tutta la notte fino alle 9 del mattino, la struttura creata per l’hockey olimpico di Torino 2006 ospita la «Woodstock del libro»: un grande rave letterario-poetico-musicale prodotto dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura e dal Teatro Stabile Torino/Teatro d’Europa con la direzione artistica di Roberto Tarasco e Gabriele Vacis.
I più amati e popolari volti italiani della letteratura, dello spettacolo, della cultura, del cinema e della televisione per la prima volta tutti insieme su un palco, in una notte ininterrotta di letture, poesie, racconti, parole e comicità, farcita di suoni e canzoni. Una nottata di libere contaminazioni e incontri insoliti. Una notte bianca non necessariamente da trascorrere in bianco: è possibile portare con sé il sacco a pelo per riposarsi. Sarà garantito il servizio bar.
Gli ospiti: Natalino Balasso, Alessandro Baricco, Alessandro Bergonzoni, Anna Bonaiuto, Vinicio Capossela, Luca De Gennaro, Ludovico Einaudi, Massimo Gramellini, Luciana Littizzetto, Moni Ovadia, Marco Paolini, Michele Serra, i Subsonica (impegnati in un dj set), Roberto Tarasco, Gianmaria Testa e molti altri che confermeranno la loro presenza nei prossimi giorni.
Questo è il programma provvisorio con gli abbinamenti fra gli ospiti e gli autori letterari prescelti, di cui ciascuno leggerà brani selezionati:
Ore 21: Alessandro Baricco
Ore 22: Ludovico Einaudi, Luciana Littizzetto
Ore 23: Luca De Gennaro
Ore 00: Michele Serra, Gianmaria Testa, Massimo Gramellini
Ore 01: Anna Bonaiuto, Natalino Balasso, Rita Marcotulli
Ore 02: Maurizio Crosetti, Gian Paolo Ormezzano, Carlo Boccadoro, Massimo Cirri e Sergio Ferrentino
Ore 03: Alessandro Bergonzoni
Ore 04: Vinicio Capossela
Ore 05: Moni Ovadia, Marco Paolini
Distribuzione biglietti a partire dal 14 aprile (esclusi 16 e 17 aprile) presso:
Vetrina Torino, Piazza San Carlo 159 - ore 10 -18
Piemonte Point, Piazza Castello 165 - ore 10 - 18
Distibuzione last minute dei biglietti il 22 aprile presso:
Palaolimpico (Isozaki), Corso Sebastopoli 123 - dalle ore 15
E’ disponibile un massimo di due biglietti per persona.
Dal 14 aprile prenotazioni online su questo sito solo per i residenti fuori provincia di Torino, fino ad esurimento posti.
A cura di:
Fondazione per il libro, la musica e la cultura e Teatro Stabile Torino / Teatro d’Europa
Contatti:
333 8733999, 23aprile@trwbc.it
Note:
Direzione artistica: Gabriele Vacis e Roberto Tarasco
Fonte:
Torinoromacapitalelibro.it
di Paolo Giordano
da Milano

(potete trovare il pdf dell’articolo nella sezione Ritagli)
Vinicio Capossela non parla, alambicca. Non ragiona, insegue. Sale e scende dalla logica, si schianta nelle pause e poi riparte dietro un copione che è suo, solo suo, ma che è un piacere decifrare. «Scusa, ieri sera è stata una nottataccia, mi ci vuole del tè». Sedici anni dopo il suo primo disco - che si intitolava All’una e trentacinque circa e non se lo aspettava nessuno - Capossela ha sorpreso tutti, anche gli ideali exit poll delle classifiche, ed è uno dei cantautori del momento: «Faccio successo ma non voglio: aumenta la paura di sbagliare».
Il suo cd Ovunque proteggi, uscito a gennaio sfoggiando una parure di ospiti come Roy Paci e Ares Tavolazzi, ha debuttato in testa alla classifica ed è ancora tra i primi venti, la tournée si è ingolosita cammin facendo e si è riempita di tutto esaurito, i concerti non riescono a essere uno uguale all’altro perché il copione, quello, è «duty free» cioè non paga tasse alla routine ed è come la sua casa di Milano: c’è un ingresso e poi tante cose, una di fianco all’altra, che hanno un ordine ma vallo a capire. Non fosse per il pianoforte a coda sul parquet, sembra l’appartamento smemorato e confuso di un emigrante come suo padre, che si portò in Germania la gioventù «piena di rughe e di cose non sue» e fece nascere Vinicio ad Hannover per dargli un posto dove non tornare mai più, neanche coi rimpianti.
Capossela è un Orient express della musica italiana, si ferma ovunque purché inatteso e beati voi se riuscirete a seguire la rotta dei suoi binari.
La pianura padana. La Francia delle banlieue ma per favore lasciate perdere le contestazioni. La Mitteleuropa dopo gli Asburgo. L’est della vodka fino al Baltico. Nel Natale 2001 ha riunito tutte le stazioni davanti a una sola, la Centrale di Milano a due passi da casa, e sotto il suo palco distribuivano panettone e vin brulée ai clochard. Quando Vinicio Capossela è saltato fuori dall’anonimato, sono subito piovuti i confronti: è come Paolo Conte, è come Tom Waits («non è un archetipo, piuttosto un grandissimo filtro di suggestione») ma erano paragoni sciapi cui si opponeva citando i suoi maestri improbabili, Roberto Goyeneche, Annibal Troillo, Bana.
«Ora che ho quarant’anni - ammette - mi sono fermato a pensarci su», ma non deve esserci rimasto molto. I quarant’anni sono l’età del volo o, come dice lui, della «sospensione dell’incredulità» che è poi la radice del teatro e Capossela ha la teatralità incolta di chi va a naso, ce l’ha nel sangue ma non sa ancora come ammaestrarla.
E così questa volta sul palco, in un tripudio di valzer, marcette e cha cha cha, cambia d’abito anche se rimane sempre lo stesso personaggio, recita se stesso pure quando in Dalla parte di Spessotto racconta di questo eroe un po’ Franti e un po’ Pinocchio «che è nei guai da subito, che ha la falla nel canotto».
Capossela, che canta l’ultima canzone del concerto con le luci di sala accese «così vi abbraccio tutti», è a cavallo tra la realtà e la poesia, non è uno chansonnier perché gli manca il lirismo compiaciuto e neppure un cantautore vecchio stile perché ha l’ispirazione malata di anarchia e accetta di cedervi la sua lingua solo per un po’ prima di riportarsela via.
Il resto del tempo lo passa in un altro mondo, magari a bere vino o tè («quello russo, l’ho preso al gelsomino, sprizza gioia e fa bene al fegato») in cucina col camino e il tavolaccio vissuto, immaginandosi il Colosseo dell’antica Roma ma dalla parte della polvere, non in tribuna. Oppure pasticciando il mito (spiega così la sua Brucia Troia: «l’aggressività è spiegata dalle erre, Brucia Troia è un assalto di erre, Elena che non ne ha non la tocca nessuno») e poi arrivando alla Bibbia attraverso l’Ecclesiaste tradotto da Guido Ceronetti.
E così Ovunque proteggi, che è il suo ultimo album, «per me sarebbe il titolo di una preghiera, lo scopo di una buona vita» e, mentre lo dice, è già altrove seguendo un copione che è inutile prevedere perché poi comunque sarà diverso.
Fonte:
Ilgiornale.it
Il suo show surreale registra il tutto esaurito ovunque. Repliche extra a Milano
Antonio Lodetti
da Milano
Ha buttato i primi germogli (lui preferirebbe definirli germi) sedici anni fa e oggi raccoglie i risultati. Da qualche tempo è scoppiata la «Vinicio-Capossela-mania»; si vede dai concerti. Il tour Ovunque proteggi segna il tutto esaurito in ogni città, si chiedono a gran voce altre repliche; due concerti allo Smeraldo di Milano non sono bastati a soddisfare i fan, che hanno costretto l’organizzazione a fissarne uno straordinario il 27 aprile.
Più che fan i sostenitori di Capossela sono agit prop pronti a raccogliere ogni suo sberleffo, ogni sua provocazione, ogni sua pazzia o genialità con un urlo o un fragoroso applauso. Lui gioca a fare il demiurgo; è un cantattore consumato e mescola l’incredibile ricchezza di arrangiamenti con continui cambi d’abito, con gag cabarettistiche, con il sostegno di ballerine più o meno discinte, con l’ausilio del teatro delle ombre.
È uno spettacolo che vola alto, dove Capossela mette in scena la metafora della vita citando la mitologia (il Minotauro e Troia), l’antichità (il Colosseo), la conquista dello spazio. Uno show che è «Odissea mitica e via crucis profana». Parte con l’assalto ipnotico di Non trattare, dove il cantautore suona la chitarra vestito di una pelle di lupo, lanciando la sue invettive contro il mondo omologato. Poi via a un carosello di immagini ora drammatiche ora circensi, ora grottesche ora toccanti, che spaziano dai continui cambiamenti di tempo di Dove siamo rimasti a terra Nutless al frenetico incedere di Dalla parte di Spessotto, dal clima da circo di L’uomo vivo (dove Capossela in costume similMasaniello corre per tutta la sala) alla dolente poesia della ballata Pena de l’alma passando per il gigantismo di Il Colosseo.
A ogni brano un cambio d’abito, un cambio d’atmosfera; un insieme di elementi popolari, colti e furbeschi che fanno stravedere il pubblico così come le battute (non sempre felicissime) del mattatore. Che poi lascia la sua ottima band e si esibisce da solo al piano, prima di concludere col Ballo di San Vito e con il duetto a sorpresa con Paolo Rossi. Sembra uno sciamano, qualsiasi cosa faccia tutti lo osannano. È il trionfo della musica intelligente, quella che ha qualcosa da dire, anche se al Fantozzi di turno viene il sospetto di urlare: «è una boiata pazzesca».
Fonte:
Ilgiornale.it
Vinicio Capossela, fenomeno cult «Faccio successo senza volerlo»
di Paolo Giordano
Vinicio Capossela non parla, alambicca. Non ragiona, insegue. Sale e scende dalla logica, si schianta nelle pause e poi riparte dietro un copione che è suo, solo suo, ma che è un piacere decifrare. «Scusa, ieri sera è stata una nottataccia, mi ci vuole del tè». Sedici anni dopo il suo primo disco - che si intitolava All’una e trentacinque circa e non se lo aspettava nessuno - Capossela ha sorpreso tutti, anche gli ideali exit poll delle classifiche, ed è uno dei cantautori del momento: «Faccio successo ma non voglio: aumenta la paura di sbagliare».
Il suo cd Ovunque proteggi, uscito a gennaio sfoggiando una parure di ospiti come Roy Paci e Ares Tavolazzi, ha debuttato in testa alla classifica ed è ancora tra i primi venti, la tournée si è ingolosita cammin facendo e si è riempita di tutto esaurito, i concerti non riescono a essere uno uguale all’altro perché il copione, quello, è «duty free» cioè non paga tasse alla routine ed è come la sua casa di Milano: c’è un ingresso e poi tante cose, una di fianco all’altra, che hanno un ordine ma vallo a capire. Non fosse per il pianoforte a coda sul parquet, sembra l’appartamento smemorato e confuso di un emigrante come suo padre, che si portò in Germania la gioventù «piena di rughe e di cose non sue» e fece nascere Vinicio ad Hannover per dargli un posto dove non tornare mai più, neanche coi rimpianti.
Capossela è un Orient express della musica italiana, si ferma ovunque purché inatteso e beati voi se riuscirete a seguire la rotta dei suoi binari.
La pianura padana. La Francia delle banlieue ma per favore lasciate perdere le contestazioni. La Mitteleuropa dopo gli Asburgo. L’est della vodka fino al Baltico. Nel Natale 2001 ha riunito tutte le stazioni davanti a una sola, la Centrale di Milano a due passi da casa, e sotto il suo palco distribuivano panettone e vin brulée ai clochard. Quando Vinicio Capossela è saltato fuori dall’anonimato, sono subito piovuti i confronti: è come Paolo Conte, è come Tom Waits («non è un archetipo, piuttosto un grandissimo filtro di suggestione») ma erano paragoni sciapi cui si opponeva citando i suoi maestri improbabili, Roberto Goyeneche, Annibal Troillo, Bana.
«Ora che ho quarant’anni - ammette - mi sono fermato a pensarci su», ma non deve esserci rimasto molto. I quarant’anni sono l’età del volo o, come dice lui, della «sospensione dell’incredulità» che è poi la radice del teatro e Capossela ha la teatralità incolta di chi va a naso, ce l’ha nel sangue ma non sa ancora come ammaestrarla.
E così questa volta sul palco, in un tripudio di valzer, marcette e cha cha cha, cambia d’abito anche se rimane sempre lo stesso personaggio, recita se stesso pure quando in Dalla parte di Spessotto racconta di questo eroe un po’ Franti e un po’ Pinocchio «che è nei guai da subito, che ha la falla nel canotto».
Capossela, che canta l’ultima canzone del concerto con le luci di sala accese «così vi abbraccio tutti», è a cavallo tra la realtà e la poesia, non è uno chansonnier perché gli manca il lirismo compiaciuto e neppure un cantautore vecchio stile perché ha l’ispirazione malata di anarchia e accetta di cedervi la sua lingua solo per un po’ prima di riportarsela via.
Il resto del tempo lo passa in un altro mondo, magari a bere vino o tè («quello russo, l’ho preso al gelsomino, sprizza gioia e fa bene al fegato») in cucina col camino e il tavolaccio vissuto, immaginandosi il Colosseo dell’antica Roma ma dalla parte della polvere, non in tribuna. Oppure pasticciando il mito (spiega così la sua Brucia Troia: «l’aggressività è spiegata dalle erre, Brucia Troia è un assalto di erre, Elena che non ne ha non la tocca nessuno») e poi arrivando alla Bibbia attraverso l’Ecclesiaste tradotto da Guido Ceronetti.
E così Ovunque proteggi, che è il suo ultimo album, «per me sarebbe il titolo di una preghiera, lo scopo di una buona vita» e, mentre lo dice, è già altrove seguendo un copione che è inutile prevedere perché poi comunque sarà diverso.
Il suo show surreale registra il tutto esaurito ovunque. Repliche extra a Milano
Antonio Lodetti
da Milano
Ha buttato i primi germogli (lui preferirebbe definirli germi) sedici anni fa e oggi raccoglie i risultati. Da qualche tempo è scoppiata la «Vinicio-Capossela-mania»; si vede dai concerti. Il tour Ovunque proteggi segna il tutto esaurito in ogni città, si chiedono a gran voce altre repliche; due concerti allo Smeraldo di Milano non sono bastati a soddisfare i fan, che hanno costretto l’organizzazione a fissarne uno straordinario il 27 aprile.
Più che fan i sostenitori di Capossela sono agit prop pronti a raccogliere ogni suo sberleffo, ogni sua provocazione, ogni sua pazzia o genialità con un urlo o un fragoroso applauso. Lui gioca a fare il demiurgo; è un cantattore consumato e mescola l’incredibile ricchezza di arrangiamenti con continui cambi d’abito, con gag cabarettistiche, con il sostegno di ballerine più o meno discinte, con l’ausilio del teatro delle ombre.
È uno spettacolo che vola alto, dove Capossela mette in scena la metafora della vita citando la mitologia (il Minotauro e Troia), l’antichità (il Colosseo), la conquista dello spazio. Uno show che è «Odissea mitica e via crucis profana». Parte con l’assalto ipnotico di Non trattare, dove il cantautore suona la chitarra vestito di una pelle di lupo, lanciando la sue invettive contro il mondo omologato. Poi via a un carosello di immagini ora drammatiche ora circensi, ora grottesche ora toccanti, che spaziano dai continui cambiamenti di tempo di Dove siamo rimasti a terra Nutless al frenetico incedere di Dalla parte di Spessotto, dal clima da circo di L’uomo vivo (dove Capossela in costume similMasaniello corre per tutta la sala) alla dolente poesia della ballata Pena de l’alma passando per il gigantismo di Il Colosseo.
A ogni brano un cambio d’abito, un cambio d’atmosfera; un insieme di elementi popolari, colti e furbeschi che fanno stravedere il pubblico così come le battute (non sempre felicissime) del mattatore. Che poi lascia la sua ottima band e si esibisce da solo al piano, prima di concludere col Ballo di San Vito e con il duetto a sorpresa con Paolo Rossi. Sembra uno sciamano, qualsiasi cosa faccia tutti lo osannano. È il trionfo della musica intelligente, quella che ha qualcosa da dire, anche se al Fantozzi di turno viene il sospetto di urlare: «è una boiata pazzesca».
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=82860
I primi nomi del cast e la fase finale di Primo Maggio Tutto l’Anno.
Ecco finalmente i primi nomi degli artisti presenti al concertone condotto anche quest’anno da Claudio Bisio: Enzo Avitabile, Pino Daniele, Caparezza, Vinicio Capossela e Negramaro!
CATANZARO. Altro grande appuntamento d’autore nell’uovo pasquale per il pubblico calabrese. A meno di una settimana dalla presentazione e premiazione in “Fatti di Musica Acqua Sorbello 2006”, come “Miglior Live Teatrale dell’Anno”, ci si avvia al tutto esaurito al Teatro Politeama di Catanzaro per l’unico concerto in Calabria dell’“Ovunque Proteggi tour 2006” di Vinicio Capossela. I tanti fans, sparsi in ogni angolo della regione, si stanno dando appuntamento per quest’unica tappa nella splendida cornice del teatro del capoluogo, dove Capossela arriverà con tutta la sua band, composta da Glauco Zuppiroli, contrabbasso, Michele Vignali, sassofono, tromba, fiati, Alessandro Stefana, chitarre e corde, Zeno Derossi, tamburi e percussioni, Vincenzo Vasi, programmatore elettronico e percussioni. L’evento costituisce il quinto appuntamento di “Fatti di Musica Acqua Sorbello 2006”, la XX edizione della rassegna del miglior live d’autore di Ruggero Pegna, dedicata al “Progetto 46664” di Nelson Mandela per la lotta all’aids, con il Patrocinio della Fondazione Politeama e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro ed in collaborazione con la Lila Calabria. All’ingresso del Teatro i volontari della Lila distribuiranno al pubblico materiale informativo e profilattici. Il quarantenne cantautore sta facendo registrare il pieno in tutte le date del tour, confermando che il riconoscimento attribuitogli è più che meritato. Un concerto di rara bellezza ed energia, in cui il geniale artista dà il meglio di sé sfoderando tutta la sua originalità e la forza delle sue creazioni musicali e visive.
Fonte:
Giornaledicalabria.it
Riemerge dall’archivio di VHS anche un live in Tavagnasco del 1998.
Titolo:
Live Tavagnasco 1998

Nel Baule del sito, come al solito
Ricevo da Nicola e pubblico:
Premetto che non sono bravissimo nel raccontare eventi a cui ho assistito ma tenterò di descrivere una serata che terrò sempre con me. Sono un ragazzo di Brescia e ho scoperto il grande Vinicio non da molto circa 3-4 anni ma dal momento in cui è entrato nella mia vita e dentro la mia persona è cambiata totalmente la mia prospettiva nel vedere le cose, oltre ad aver conosciuto un grande musicista ho imparato ad ammirare la grandissima persona che lui è, questo sicuramente voi lo capite anche perchè avete avuto il piacere di scoprirlo da molto più tempo. Veniamo alla serata di Lunedì 10 Aprile al teatro Smeraldo, questo non era il mio primo concerto, anzi ho già avuto il piacere di assistere a parecchi suo concerti, ma l’emozione che provo nell’attesa di una serata con Vinicio, beh quella c’è sempre, anche perchè era il primo concerto a cui assistivo del nuovo tour. Dopo un mese d’attesa finalmente è giunta l’ora, arrivo davanti al teatro e già l’atmosfera è già calda, in sottofondo si sente il “grande” mentre prova e la voglia di entrare in sala cresce, finchè poco dopo finalmente inizia l’ingresso, pian piano la sala si riempie in ogni ordine di posto, e come al solito rimango estasiato dalla moltitudine di strumenti presenti sul palco, strumenti molto diversi fra loro, come del resto lo è la cultura musicale di Capossela. Finalmente le luci si abbassano e verso le 21.15 fà capolino sul palco lui vestito di una pelliccia e con una maschera di minotaurosul viso scandendo le note di “Non trattare”, si continua con “brucia Troia” , prima che vinicio si intrattenga per la prima volta nella serata con il pubblico, intrattenendolo come suo solito, riprende lo spettacolo con “dalla parte di spessotto”, per continuare con Moskavalza con due ballerine nell’occasione poste ai lati del palco, quasi come delle “cubiste in discoteca, a seguire dopo una piccola spiegazione iniziale sul significato della canzone esegue Medusa cha cha cha, dopo vari cambiamenti d’abito e di scena, inizia un passaggio del concerto molto intimo, con a seguire “nel blu”, “nutless”, “lanterne rosse” e le struggenti note di “pena del alma”, l’atmosfera si scalda ulteriormente e Vinicio esegue in modo a dir poco esaltante un componimento epico perchè chiamarla canzone è secondo me riduttivo, S.S dei Naufragati è il delirio totale in sala.
Dopo un breve batti e ribatti con il suo storico amico Cinasky, il maestro riprende lo spettacolo con pezzi degli album precedenti: maraja, stanco e perduto, che cos’è l’amor, nella pioggia, con una rosa, il ballo di s.vito e al veglione, Vinicio e la band si allontanano per poi tornare sul palco eseguendo il pezzo d’addio “Ovunque Proteggi”. La felicità di essere lì in quel momento inizia a lasciare posto alla malinconia che deriva dall’addio il sipario “cala” ma resterà dentro di me e dentro i presenti l’ennesima emozione che Vinicio ci ha regalato!!
con amicizia a tutti gli amici rancorosi, Nicola
Chiuderà il festival musicale ad alta quota un concerto sui prati di Villa Welsperg. La Casa del Parco in Val Canali ospita anche quest’anno un grande evento: il concerto di Vinicio Capossela, istrionico protagonista della nuova musica d’autore italiana. Bizzarro, ironico, sentimentale, Vinicio Capossela è uno dei cantautori piu’ interessanti emersi in Italia nell’ultimo decennio.
Villa Welsperg in Val Canali, 27 agosto ore 14
La partecipazione ai concerti è libera e gratuita. In caso di maltempo i concerti sono spostati presso strutture al coperto e si tengono alla sera.
In occasione dei concerti viene organizzata un’escursione con le Guide Alpine.
Per informazioni: tel. 0439 768867 – 0439 62407 – info@sanmartino.com
Fonte:
Parcopan.org



