Vinicio Capossela va oltre. Oltre il cantautorato jazz alla Paolo Conte, oltre le sperimentazioni alla Tom Waits, e oltre il teatro-canzone di Giorgio Gaber. È ormai un intrattenitore a 360 gradi che in uno spettacolo di 2 ore e mezza, tra il circense e l’orchestrale, rievoca miti e tradizioni, offre momenti di poesia e altri di divertimento, e ci mostra il suo personalissimo modo di fare musica, ormai smarcato da ogni influenza. La mai celata attittudine teatrale di Capossela riceve un notevole impulso dai suoi repentini cambi di abito, dalle sue maschere ed anche dalle immagini scarne, malinconiche, a tratti Burtoniane, priettate dietro di lui. Il resto lo fa il suo istrionismo, la sua simpatia e soprattutto le canzoni. La prima parte del concerto è dedicata a tutte quelle del nuovo album, eccetto la title-track con la quale alla fine dello spettacolo manderà dolcemente a dormire i suoi spettatori; gli altri pezzi di Ovunque proteggi sono caratterizzati da un’incredibile varietà musicale: dagli arrangiamenti orchestrali dell’ottimistica L’uomo vivo (inno alla gioia) a toccanti ballate come Lanterne Rosse, e addirittura la techno di Moskavalza, in cui a farla da padrone sono le 2 ballerine circensi (da brividi la loro esibizione sospese nel vuoto su Nel blu) o S.S dei naufragati, un commovente recitativo in cui si esplicita la profonda vena poetica di Capossela. La seconda parte è un mini-greatest hits del cantautore che, pur dimenticando lo splendido “Modì” del 1991, pesca a piene mani nel repertorio degli altri 5 album: aprono i due pezzi più famosi del cantautore, Marajà, e Che cossè l’amor. Trovano poi posto il quasi inedito Scatà scatà (scatafascio) (reperibile nel “Live in Volvo”) e l’immancabile “Il ballo di San Vito”, con la partecipazione di un percussionista pugliese che aggiunge ulteriore colore al pezzo, grazie all’uso del tipico tamburello da taranta. Come detto, chiude Ovunque proteggi suadente ballata alla quale le luci del palazzetto, inspiegabilmente accese sugli ultimi due pezzi, non hanno dato la possibilità di creare quell’atmosfera magica, romantica, che avrebbe chiuso in bellezza una straordinaria performance.
Scaletta:
Non trattare
Brucia Troia
Dalla parte di Spessotto
Medusa Cha Cha Cha
Moskavalza
Nel blu
Dove siamo restati a terra Nutless
Pena dell’alma
Lanterne rosse
S.S. dei naufragati
L’uomo vivo (inno alla gioia)
Al colosseo-Il rosario della carne
Marajà
Che cossè l’amor
Con una rosa
Stanco e perduto
Morna
La notte se n’è andata
Scatà scatà (scatafascio)
Il ballo di San Vito
Al veglione
Ovunque proteggi
scritto da
Stefano Melchiorre
Fonte:
Flashmusica.it
Ricevo e pubblico:

Comune di Scicli
Provincia di Ragusa
Comunicato stampa n° 1272
Spettacolo
CAPOSSELA CANTA PER IL GIOIA A SCICLI
Domenica era, alle 22, in piazza Carmine, Vinicio renderà omaggio al Cristo Risorto con un breve intervento in cui canterà “L’Uomo Vivo, Inno al Gioia”. Partecipazione straordinaria di Roy Paci, trombettista di Manu Chao.
Domani, sabato, alle 10, a palazzo Spadaro, conferenza stampa
Vinicio Capossela canterà la domenica di Pasqua a Scicli davanti al Cristo Risorto.
Un omaggio che il cantautore che ha scritto “L’Uomo Vivo, Inno al Gioia”, ha voluto fare di comune accordo con l’amministrazione comunale, che si è caricata interamente i costi della importante operazione di promozione e di immagine della città.
Vinicio salirà con la propria band sul palco del Carmine e a partire dalle ore 22 canterà alcune canzoni, per concludere con l’inno dedicato al Cristo Risorto di Scicli. E accanto a Vinicio anche Roy Paci, trombettista di Manu Chao. Si tratta di una partecipazione straordinaria.
L’attesa in città è enorme. Prenotazioni sono giunte alle agenzie turistiche di Scicli da fans di Vinicio che arriveranno già domani, sabato, in città da Udine, Bologna, Pavia, Palermo, solo per indicare alcuni gruppi, tra i più numerosi, di appassionati che saranno a Scicli per assistere alla festa di Pasqua e, evento nell’evento, all’esibizione di Vinicio poco prima che il Gioia uscirà dal Carmine.
La data di Scicli era presente sul sito internet di Vinicio già da parecchie settimane e ciò ha contribuito ad accrescere l’attesa per un annuncio che stamani è stato reso noto dall’amministrazione comunale.
Capossela canterà in omaggio al Cristo che “traballa, barcolla, sul dorso della folla” in una atmosfera di grande entusiasmo e di festa che attirerà moltissime persone anche dai comuni viciniori. Per questo motivo l’amministrazione comunale ha messo in moto una macchina organizzativa imponente per far fronte al grandissimo numero di presenze che si registreranno a Scicli. Domenica sera in città è atteso un boom senza precedenti e per tale motivo il Comune invita tutti i cittadini e i titolari di esercizi pubblici a fare la loro parte in un atteggiamento di piena collaborazione per la buona riuscita della festa.
Domani, sabato, alle ore 10, a palazzo Spadaro, conferenza stampa di lancio dell’evento.
Scicli, 14-04-06
L’addetto stampa e comunicazioni
Giuseppe Savà
COMUNICATO STAMPA
VINICIO CAPOSSELA
ALLA PASQUA DI SCICLI
Vinicio Capossela sarà presente alle celebrazioni della Santa Pasqua in programma a Scicli (CT) la prossima domenica 16 aprile. L’artista eseguirà, insieme al trombettista Roy Paci e al Corpo Bandistico “A. Busacca” di Scicli, il suo brano “L’uomo vivo (Inno a u’ Gioia)”, ispirato proprio alla festa del Cristo Risorto di Scicli. Il brano verrà eseguito, intorno alle ventidue e trenta, all’uscita della statua del “Cristo di legno” dalla Chiesa del Carmine.
“Lo scorso anno ero in Sicilia per la settimana dei riti, e a Scicli ho assistito alla processione dell’”uomo vivo”. Mi ha molto colpito questa messinscena: quanta umanità in questo Cristo che muore da Dio ma risorge da uomo, ed è così ebbro di gioia perché se l’è scampata. In seguito sono tornato sull’argomento anche grazie al lavoro del film maker Mauro Aprile Zanetti, che ha realizzato un documentario e un libro sulle processioni basate sul tema della carne”.
Da questo viatico è nato il brano “L’uomo vivo (Inno a u’ Gioia)” - contenuto nel suo ultimo album “OVUNQUE PROTEGGI” - che Vinicio Capossela suonerà domenica sera nella piazza antistante la Chiesa da cui uscirà la statua del Cristo Risorto. Ad affiancarlo, oltre i musicisti sopra menzionati, anche tre componenti della band che sta accompagnando Capossela in tournée: Alessandro “Asso” Stefana alla chitarra, Glauco Zuppiroli al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria. Per l’occasione, l’esecuzione del brano verrà filmata da una troupe diretta da Mauro Aprile Zanetti.
Non si tratterà quindi di un concerto di Vinicio Capossela, ma solo di un sentito omaggio dell’artista a una festa e a una città che grande parte hanno avuto nella lavorazione del suo ultimo album.
Proseguono invece le prevendite per quello che ancora adesso si annuncia come l’unico appuntamento siciliano del tour teatrale di OVUNQUE PROTEGGI, il concerto in programma al Teatro Metropolitan di Catania il prossimo 19 aprile.
Con preghiera di pubblicazione
Milano 14 aprile 2006
Grazie a Rancorman per le 15 foto di Roma e a Roberto per le 55 foto di Mestre.

(Roma 4 aprile 2006)

(Mestre 29 marzo 2006)
Le trovate tutte nella sezione Foto del sito.
Capossela: «Io sono come Marilyn»
Il cantautore con i lettori: «La diva abitava i suoi film, io le mie canzoni». Il 27 aprile terza data allo Smeraldo, dopo il «sold out»

Il primo posto in classifica, per Vinicio Capossela, è come il morbillo: «Succede una volta nella vita, e poi ci si toglie per sempre il pensiero». Al cantante poeta nato ad Hannover da genitori «saldamente pugliesi», piace fare ironia sul successo del nuovo «Ovunque proteggi», un pout pourri di scioglilingua, ballate e bande paesane, che ha scalzato dal podio, in ordine, Vasco Rossi, Madonna e Robbie Williams. Durante il «Faccia a faccia» del ViviMilano moderato dal critico del Corriere Mario Luzzatto Fegiz, Capossela recita la magica filastrocca di musiche e suggestioni, e davanti ai suoi fedelissimi sgrana il rosario del mondo secondo Vinicio. «Ora mi spiegano che con “Ovunque proteggi» sono uscito dalla nicchia. In realtà io continuo ad abitare dentro alle mie canzoni, come Marylin abitava dentro ai suoi film».
Nel suo personalissimo «Ballo di San Vito» che lo ha portato, in 40 anni, a vivere dappertutto, Capossela riconosce odore di casa solo nelle «pareti» della sua musica. La metafora gli piace, è calzante, perché per lui le canzoni sono «porte d’accesso alle emozioni che sono già dentro di noi». «Ma forse se dovessi dire cos’è davvero la musica userei una frase di Tom Waits: secchi di acqua passati di mano in mano da una persona all’altra, per spegnere un fuoco che non si sa bene dove arde». La sua musica, certamente, con questo nuovo album — uscito a 16 anni dall’esordio con «All’una e 35 circa» — infiamma «caposseliani» e non grazie a un magnetico susseguirsi di marcette, orchestre d’archi e visioni bibliche, dove anche le meduse ballano il cha cha cha. Kerouac, Céline, Bukowski ispirano la composizione, che stavolta però approda anche nei territori del mistico.
«Vivo un periodo di grande interesse per la prosa biblica, ma più della religione m’interessa il rito, il mitologico, la dimensione del sacro profanato da ciò che sacro non è», dice Capossela. Da qui nascono brani come «Brucia Troia», dove l’immagine rotonda della puerpera viene spezzata da una visione bifronte, che comprende madre e figlio: «Eccola viene/Ha quattro braccia e due teste/ Quattro gambe e due teste». Oppure canzoni come il «Colosseo», con il rito eterno della sopraffazione, dove non importa stabilire chi ha torto o ragione. «Chissà cosa volevi dire con “La Marcia del Camposanto”, eppure mi piace moltissimo», ammette un «caposseliano». Vinicio pensiero: «Nella vita si può trovare bellissima una cosa di cui non si capisce assolutamente il senso».
di Michela Proietti
Fonte:
Vivimilano.it
Grazie a Ulalume che me le ha inviate ecco una galleria fotografica del “Faccia a Faccia” con i lettori di Vivimilano che si è svolto presso la Sala Montanelli a Milano il 13.04.2006.

Trovate le foto nella sezione Foto del sito.
Torna in tutto lo splendore del VHS lo speciale Palcoscenico andato in onda su Rai 2 il 30.05.2004. Non è quello che si trova in rete ma l’ho appena ri-acquisito dalla VHS sulla quale lo avevo registrato. Eccezionalmente per questa volta l’ho fatto in due formati diversi:
1° formato: “le dimensioni non contano” (risoluzione 320*240 che potete anche trasferire sull’iPod)
2° formato: “lo voglio bello grosso” (i dettagli in giornata)
Titolo:
Speciale Palcoscenico Rai 2 del 30.05.2004

Tutte e due le versioni sono disponibili nel Baule del sito.
Giovedì alle 17.30 «Faccia a faccia» in Sala Montanelli
Capossela: «Vorrei sapere cosa pensate»
Il cantautore a tu per tu con i lettori: «Incontro utile, ho poche occasioni di parlare con la gente». Un successo il nuovo album

Come fa un viaggio irreale fra scioglilingua, orchestre, bande e perfino una Medusa che balla il «cha cha cha» a finire, appena uscito, primo in classifica? «Non lo so», risponde Vinicio Capossela, che con l’album «Ovunque proteggi» e lo spettacolo in tour per l’Italia si conferma oggi come una sorta di Frank Zappa nostrano, in bilico fra mitologia antica e contemporanea, i gladiatori il Colosseo, Troia, il Minotauro assemblate con le soluzioni più varie e suggestive che si possano immaginare, dalla grande orchestra d’archi alla banda paesana di fiati, fino alle leggerezze dell’avanspettacolo. Un successo forse imprevisto data la complessità e la varietà delle suggestioni; un successo che si riverbera sul tour, che a Milano ha appena fatto tutto esaurito per due sere allo Smeraldo «costringendo» Vinicio ad aggiungere una data per il 27 aprile.
Capossela forse ci aiuterà a capire questo exploit giovedì 13, in Sala Montanelli al Corriere della Sera, dove sarà protagonista di un «Faccia a Faccia» con i lettori.
Come fa un personaggio imprevedibile e poliedrico ad affrontare fuori scena il suo pubblico?
«Non lo so. Perché è la prima volta nella mia vita e nella mia carriera che mi succede. Ma visto che il “Faccia a Faccia” va così di moda nelle ultime settimane ho deciso anch’io di provare questa emozione. Fino adesso, quando avevo qualcuno di spalle e qualcuno di faccia, usavo l’espressione “scusate le spalle, scusate la faccia”… devo rispondere seriamente? In verità non ho tante occasioni di parlare veramente con la gente. È un rapporto sempre intermediato. Uno scrive le canzoni ed è come fornire a chi le consuma un mondo in cui abitare. E quindi è molto interessante per me avere un’idea di prima mano di quelle che possono essere le emozioni, le domande, i dubbi…».
Che ruolo gioca nella sua vita la città di Milano?
«È una città particolare dove io vivo da molti anni. E la vivo in maniera marginale. Abito non a caso vicino alla stazione con un piede dentro e un piede fuori. Milano è in tutto quello che ho scritto, è per me “La Città”, le strade, la pioggia sul selciato, i cani a passeggio, la ferrovia. Sia in “Canzoni a manovella” sia in “Ballo di San Vito” è la mia geografia, la mia Mosca, o meglio la mia Moscova pensando alla via omonima. Il luogo in cui ho scelto di vivere fra ricordi e spettri, in un quartiere delle assenze. Penso che sia una città che ti allontana dalle cose che fuggi. Condizione perfetta per indagare sulle zone oscure di me».
Come sono i milanesi?
«Molto logorati. Li preferisco quando le strade sono vuote. È una città dove se la gente ti può dire di no… ecco, lo dice più volentieri che si. Dal traffico al parcheggio, dalla coda al negozio è un fioccare di “no”».
Accoglienze trionfali per questo disco. Se le aspettava?
«Ero così preso dall’impresa di scriverlo che non ho pensato molto ai destinatari. Parlo di cose che non appartengono solo a me… Quelle più capite sono le prime, quelle che aprono lo show, in cui si sviluppa una sorta di attonito orrore. Muovono inquietudine. “L’uomo vivo” risolleva gli animi, quella sul Colosseo permette di creare una situazione gladiatoria. Lo spettacolo vede una situazione di luci e ombre, un’atmosfera visionaria e di incorporeità e mette la sala in una condizione di sospensione dell’incredulità. Le canzoni diventano così luoghi dell’anima abitabili e le canzoni abitano il teatro».
Come si sente?
«Nel pieno degli anni».
Nel pieno o nel fiore?
«Nel pieno. Il fiore l’ho già superato».
Cosa sono le canzoni?
«Non sono una vera forma di comunicazione. La parola è comunicazione. Per questo amo i reading e gli incontri. La canzone è un artificio emotivo».
Efficientista o perditempo?
«Cerco di perdere efficacemente il mio tempo, facendo viaggi temporali a mezzo lettura».
INFORMAZIONI
Faccia a Faccia con Vinicio Capossela. Giovedì 13 aprile, ore 17.30, Sala Montanelli, via Solferino 26. Il coupon per partecipare è pubblicato sul ViviMilano in edicola mercoledì 12 aprile
di Mario Luzzatto Fegiz
Fonte:
Vivimilano
100 lettori di Vivimilano avranno l’occasione di partecipare al “Faccia a Faccia” con Vinicio Capossela in Sala Montanelli a Milano.
Non ho il giornale sottomano ma solo la copertina, la data dovrebbe essere il 13 aprile.

Da una vecchia VHS ecco il video di Vinicio Capossela live ad Umbria Jazz 2001. Il file non è lo stesso che si trova in rete ma è acquisito personalmente da una vecchia VHS che mi avevano spedito.

Come solito lo trovate in download nel Baule del nostro sito.



