AL MONASTERO DI MONTEBELLO
WEEK END DI FINE LUGLIO RICCO DI EVENTI
Domenica 30 LUGLIO alle ore 18,30 Gino Girolomoni è riuscito a portare su uno stesso palco due personaggi singolari tanto diversi quanto simili nella medesima dimensione poetica. Il programma prevede lo spettacolo “Qohélet, il predicatore tratto dalla famosa traduzione ceronettiana dell’omonimo libro di cui Einaidi ha ristampato una decina di edizioni. Oltre a Ceronetti eseguiranno lo spettacolo i Sensibili di cui fanno parte Baruk, Astrov, Frida, Nicolas. Il Qohélet viene dedicato a Vinicio Capossela che per vederlo lascia la sua tournèe in Sicilia per due giorni. Al termine Capossela salirà sul palco per ricambiare a Ceronetti l’omaggio con alcune sue canzoni. Per la cronaca nel maggio 2005 il cantautore aveva composto nel suo ritiro a Montebello alcuni pezzi del suo nuovo disco che sta portando in giro per il mondo con grande successo e in questa occasione aveva conosciuto l’opera di Ceronetti che al Monastero di Montebello è ormai di casa. L’evento è inserito in un programma di tre giorni che comincia venerdì 28 alle 17 con una camminata verso il cerquone di Palazzo del Piano che esiste fin dai tempi di Federico, dove Girolomoni leggerà dei brani su Illich, Langer, Quinzio, Volponi, Tombari, Maria Maddalena, Savonarola. Sabato 29 alle 18,30 Gianni D’Elia presenterà i suoi libri su Pasolini, quindi cena all’aperto organizzata dalla Locanda Alce Nero e alle 21 il concerto di giovani musicisti di Lipsia, i Praetorius, che eseguiranno musiche del Medioevo con strumenti dell’epoca.
Per lo spettacolo CERONETTI-CAPOSSELA sono disponibili 500 biglietti a 12 euro
I biglietti si possono trovare a:
Locanda Alce Nero, Via Montebello Isola del Piano, tel 0721.720126
Negozio Alce Nero, Via Bramante 27 Urbino, tel 0722.4855
Negozio Alce Nero , Corso Garibaldi 72, Fossombrone, tel 0721.716141
Centro Natura, Piazza Matteotti, 18 Pesaro 0721.64535
E’ anche possibile prenotare la cena dopo l’incontro sul posto acquistando i biglietti a 15 euro nei luoghi sopra indicati.
http://www.alcenerocooperativa.it/
Vinicio Capossela: il prossimo album dedicato alla mia terra
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, Vinicio Capossela ha anticipato i temi del suo nuovo album. “Il mio prossimo lavoro sarà nella terra delle mie origini, la valle dell’Ofanto”, ha spiegato Capossela. “Si chiamerà ‘Il disco della Cupa”, saranno canzoni buie, agresti e selvatiche. Di volpi, di lune e di sortilegi”.
(23 lug 2006)
Torino, 20 lug. (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Ancora cambiamenti per il ”Grand Tour 2006” di Vinicio Capossela che definisce ufficialmente il calendario del minitour in Sardegna previsto per la fine di agosto: alle rovine di Tharros (il 28 agosto), a Sant’Anna Arresi (il 29 agosto) e ai Tacchi di Osini (il 31 agosto). La tappa di Caserta, invece, prevista per luglio e poi spostata al 5 settembre, e’ stata definitivamente confermata per il 4 settembre, presso la Reggia di Caserta.
Capossela, che ha vinto il Premio Lunezia della Critica 2006 per l’album ”Ovunque proteggi”, tra luglio e settembre fara’ il giro dello stivale, per chiudere l’11 settembre al Teatro Romano di Verona. Con lui la band formata da Zeno De Rossi, ai tamburi; Eusebio Martinella, tromba, trombone e shofar; Gavino Murgia, sassofono launeddas e voce; Alessandro ”Asso” Stefana alle chitarre; Vincenzo Vasi, theremin e programmazioni; Michele Vignali, ance; Glauco Zuppiroli al contrabbasso.
Biella – LIBRA, prima edizione di un festival unico nel suo genere in Piemonte, ha individuato come punto logistico di partenza il comune di Sordevolo, a Biella, e il suo suggestivo Anfiteatro, perché per proposte culturali di livello c’è indubbia necessità di infrastrutture e perché la vocazione del paese biellese è già improntata sull’ospitalità e sull’accoglienza.LIBRA a Sordevolo vuole solo essere un punto di partenza, un contenitore culturale aperto e stimolante che possa fare il punto sull’espressione musicale popolare. E si tratta di una partenza alla grande, che concentra la manifestazione in tre appuntamenti di prestigio. Sul palco dell’Anfiteatro di Sordevolo salgono, a luglio, tre grandi nomi della scena musicale italiana.
Dopo il successo da tremila fan che hanno accolto D’Orazio, Battaglia, Canzian e Facchinetti in apertura di festival, lo scorso 7 luglio, e l’affascinante esibizione di Carmen Consoli il 18 luglio, LIBRA continua.
Terzo ed ultimo appuntamento con la musica popolare italiana, ecco il cantautore che sempre stupisce, affascina e colpisce: VINICIO CAPOSSELA, che racconta il suo ultimo album “Ovunque Proteggi”, dal brano più “abbracciabile” che dà il nome al disco, a tutte le altre tracce che cadono “dal cornicione dei tempi” gesticolando “da quello scoglio isolato nel Mediterraneo”, fino ai classici “Il ballo di San Vito” o il più recente “Marajà”.
Il GRAND TOUR 2006 – questo il nome della tournée – attraverserà l’Italia tra fine giugno e inizio settembre (con una pausa di due settimane ad agosto), facendo tappa in luoghi di preminente interesse artistico e storico e privilegiando i teatri di pietra, in perfetta sintonia con lo spirito del nuovo album “Ovunque proteggi” e dello spettacolo ad esso ispirato.
“Questa è l’estate del GRAND TOUR – dice Vinicio - che assomiglia a quei tour che facevano i nobili e i letterati inglesi nel ‘700 quando andavano a visitare le rovine della Grecia e della Magna Grecia. Allora ho pensato che tra le rovine degli anfiteatri, nelle arene c’è ancora spazio per offrire qualche pezzo di cuore”.
Il GRAND TOUR 2006 prevede un nuovo spettacolo, con una nuova struttura e una scaletta che potrà cambiare a seconda del luogo e della serata: “Il concerto estivo non sarà completamente incentrato sul disco, ma avrà qualche deragliamento per allargare, spostare la Frontiera. Che ci sia spazio anche per gli ussari, le retrovie, le spezie e i fumi d’oriente e i contrabbassisti cowboy”.
A differenza di quanto avvenuto durante il tour invernale, quindi, lo spettacolo non sarà più suddiviso rigorosamente in due parti, una dedicata alle canzoni di “Ovunque proteggi” e l’altra al repertorio passato di Vinicio, ma proporrà una scaletta capace di mescolare insieme presente e passato, e al tempo stesso di offrire anche qualche suggestivo “fuori programma”: “E’ questo un concerto che riprende, in relazione alla natura, gli elementi primordiali di “Ovunque proteggi”. Ambientato possibilmente tra gli anfiteatri e le pietre, comunque riproducendo il concetto dell’arena spettacolo”.
Sarà un concerto che trarrà ispirazione proprio dai luoghi in cui si svolgerà, luoghi all’aperto in cui anche il cielo stellato esigerà il suo tributo: ci saranno prediche, salmi e invettive, ma anche serenate e ballate, pezzi rancheri, rebetici e bisbetici: “Dell’estate bisogna prendere le pietre arroventate, le stelle e la polvere, qualcosa delle naumachie e delle baccanti, e qualcosa della predicazione, la Bibbia. Mi piace pensare che in questa stagione i concerti siano un po’ western, come i film di Sergio Leone. Di quei film western, quello che mi piaceva è che erano pieni di predicatori. Dunque sarà un concerto con delle prediche e poi con serenate all’aria aperta, e musiche rituali, primitive. Insomma, sarà una tragedia dai toni western”.
E così se l’inizio del concerto è affidato alla potenza primitiva di brani come “Brucia Troia” e “Non trattare”, seguiti da altri numeri tratti da “Ovunque proteggi”, è verso la metà del concerto che quella dimensione lascia il passo a una serie di brani di ambientazione western: “Pena de l’alma” offre il pretesto per il primo deragliamento oltre la Frontiera, seguita da altri brani d’atmosfera come “Cancion Mixteca”, “Signora luna”, “Nordest Cowboy”, per citare soltanto alcune delle canzoni che Capossela propone in quel momento dello spettacolo senza seguire però una regola fissa.
Il Gran Tour 2006 presenta aggiunte importanti anche sul fronte della formazione, che si arricchisce dell’apporto di una vera e propria sezione fiati composta da tre elementi: a Michele Vignali si affiancano infatti Gavino Murgia ed Eusebio Martinelli, dando vita a una sezione che potrà passare con disinvoltura attraverso sonorità soul, cajun, mariachi, oltre a fungere da coro in diversi momenti dello spettacolo. L’apporto dei fiati sarà importante anche nei nuovi arrangiamenti di brani come “Solo mia”, “Corvo torvo”, “Tanco del murazzo”, “Ultimo amore”, che andranno ad affiancare, nella scaletta del concerto, i pezzi di maggior impatto tratti dal più recente “Ovunque proteggi”.
Ancora una volta, come già era stato per il tour invernale, sul palco sarà presente il Teatro d’Ombre Controluce di Torino, che proietterà sul fondale il proprio spettacolo d’ombre.
Tutte le informazioni aggiornate si trovano on-line su www.librafestival.it.
Simone Mercurio
«Sarà un concerto mitologico di pezzi solenni, fatti a brano a brano nel nostro Colosseo», parola di Vinicio Capossela questa sera in concerto al Teatro di Ostia Antica, ore 21.30, per la tappa capitolina del tour estivo dedicato agli anfiteatri del poliedrico musicista e cantattore nato per caso ad Hannover in Germania ma italiano, anzi, emiliano doc. «I nostri campioni arriveranno dalla Tracia, dalla Colchide, dall’Epiro, direttamente per farsi sbranare da voi - spiega l’artista nel suo consueto linguaggio epico e surreale - ascolterete salmi e prediche. Vedrete sfilare apparizioni mitologiche, arriverete in fondo al labirinto del Minotauro, sarete adescati dalla Medusa, conoscerete giganti e maghi, sentirete bisbigliare oracoli e indovinelli, imparerete a contare fino a quattro in russo e a pronunciare la parola che pronunciò Gagarin al momento del decollo, “Pajehali!” “partiti!”»
Personaggio fuori dagli schemi, affabulatore e cantastorie geniale, Capossela fa delle commistioni fra suggestioni letterarie, visive e sonore la sua cifra. Viaggi, mostri, cori angelici, unicorni e minotauri nelle storie di Vinicio. Il suo ultimo disco «Ovunque proteggi» è un blues fatto di suoni, rumori e parole (tante, come sempre).
Ombre cinesi sullo sfondo del palco, per Vinicio invece sarà passerella di pellicce da minotauro, travestimenti da cosacco, maschere epiche e musiche, cigolii, parole, poesie e evocazioni in un vortice evocativo che trasforma ogni concerto di Capossela in un evento unico, un recital memorabile.
Il mese scorso nel Castello Caetani di Sermoneta a pochi chilometri dalla Capitale,
Festival, in programma dal 7 al 20 luglio a Sordevolo (BI).
Libra vuole solo essere un punto di partenza, un contenitore culturale aperto e stimolante che possa fare il punto sull’espressione musicale popolare. E si tratta di una partenza alla grande, che concentra la manifestazione in tre appuntamenti di prestigio: saliranno infatti sul palco de suggestivo anfiteatro Giovanni Paolo II i Pooh, uno dei gruppi che ha davvero segnato la storia della musica leggera in Italia, Carmen Consoli (nella foto) con il suo “Eva contro Eva”, Vinicio Capossela, che racconta il suo ultimo album “Ovunque Proteggi”.
Info: 340.8478245 - 346.2277166
www.librafestival.it
Vinicio Capossela 20 luglio.
Bigliotto unico 20 € + 3 di diritto di prevendita
SULMONA - “Prima di morire voglio solo una cosa, vedere le colline di Sulmona”. Così Vinicio Capossella ha aperto una conferenza stampa nel centro abruzzese spiegando - scherzosamente - il motivo per cui ha deciso di dare il via domani proprio dal parco fluviale “Augusto Daolio” di Sulmona al “Grand Tour 2006″.
E sarà proprio “Lomas de Sulmona” (”Colline di Sulmona”), rivisitazione di “Lomas de New Jersey” di Marc Ribot ad aprire l’atteso concerto che domani sera inaugurerà i concerti estivi di Capossela. “Questa città”, ha ricordato il cantautore di origine irpina, “ha dato i natali ad Ovidio, uno dei poeti più grandi della storia, cui si devono almeno tre libri sull’amore. Uno in particolare, il ‘Remedia Amoris’, è un volume sui rimedi dell’amore ma anche sugli amori rimediati. Concetto quest’ultimo che mi ha visto in questi anni in perfetta sintonia con il poeta latino”.
Il “Grand Tour 2006″ attraverserà l’Italia tra fine giugno e inizio settembre (con una pausa di due settimane ad agosto), facendo tappa in luoghi di preminente interesse artistico e storico e privilegiando i teatri di pietra, in sintonia con lo spirito del nuovo album “Ovunque proteggi”. Lo spettacolo prevede una nuova struttura e una scaletta che cambierà sensibilmente a seconda del luogo ove si terrà il concerto e della serata. A differenza di quanto avvenuto durante il tour invernale, lo spettacolo non sarà più suddiviso rigorosamente in due parti, una dedicata alle canzoni di “Ovunque proteggi” e l’altra al repertorio passato di Capossela, ma proporrà una scaletta capace di mescolare insieme presente e passato, e al tempo stesso di offrire anche qualche suggestivo “fuori programma”. Sarà un concerto che trarrà ispirazione proprio dai luoghi in cui si svolgerà.
Ci saranno prediche, salmi e invettive, ma anche serenate e ballate, pezzi “rancheri”, “rebetici” e bisbetici. Ad accompagnare Capossela sarà la band composta da Zeno De Rossi (tamburi), Alessandro “Asso” Stefana (chitarre), Vincenzo Vasi (theremin, campionamenti, percussioni, marimba), Michele Vignali (ance) e Glauco Zuppiroli (contrabbasso).
L’esordio è avvenuto il 26 giugno nello splendido scenario dell’anfiteatro “Augusto Daolio” di Sulmona, gremito di spettatori entusiasti per due ore e mezzo di spettacolo straordinario.
In un’epoca in cui il rapporto tra musicisti e immagine non solo è essenziale, ma anche culturalmente banalizzato dall’invadenza del VIDEOclip (principale strumento di promozione DISCOgrafica), diventa oltremodo piacevole assistere ad uno spettacolo in cui l’artista instaura un rapporto molto costruttivo con le immagini, intese sia come costumi di scena, sia come giochi di luci ed ombre sullo sfondo della pur parca scenografia. Il concerto prende piede proprio da lì: sul telone posto sullo sfondo del palco appare l’inconfondibile ombra del Minotauro, mentre comincia l’intro che conduce al clima sonoro di “Brucia Troia” e “Non trattare”, che Vinicio interpreta proprio con il costume del mostro cretese.
Dalle atmosfere arcane ed arcaiche avviene una traslazione prima verso la tradizione bandistica con l’incalzante “Dalla parte di Spessotto”, introdotta da Vinicio con dei riferimenti al letterato abruzzese John Fante, e poi verso la caraibica “Medusa cha cha cha”.
Occorre evidenziare, però, come questa ecletticità di generi non costituisca un pregio in sé per sé: la vera grandezza di Capossela risiede invece nell’abilità di trattare in maniera sempre originale i vari linguaggi stilistici, denotando una forte e spiccata personalità musicale. E così prosegue sullo ska miscelato all’elettronica, delicati melismi pianistici, swing, arrangiamenti da big band, richiami alla tradizione dei cantautori italiani, musica popolare e folklore. Da sottolineare anche le sue capacità di polistrumentista, che gli permettono di abbinare, di volta in volta, lo strumento più adatto al sound del momento: campane, tastiere, fisarmonica, pianoforte, chitarre elettriche e acustiche e così si snocciolano “Moska Valza”, “Lanterne rosse”, “Maraja” e “Corvo Torvo”, che mette in evidenza anche le diverse interpretazioni vocali che Vinicio effettua nelle diverse canzoni.
Il pubblico di Sulmona si mostra entusiasta ad ogni brano e Vinicio, da parte sua, si compiace di aver cominciato il tour dalla città di Ovidio “Per me è una grande gioia esordire nella città di un poeta che ha dedicato tre opere all’amore” aveva dichiarato il giorno delle prove e lo ribadisce durante il concerto “non solo per gli Amores e l’Ars Amatoria, ma soprattutto per i Rimedia Amoris, i rimedi per gli amori infelici”. Con la redazione di Musicalnews aveva anche scherzato sulla duplice valenza di rimedi per gli amori e amori rimediati, cosa che preferisce evitare sul palco.
Intanto seguono “Dove siamo rimasti a terra Nutless”, “Pena de l’alma”, “Ranchera”, “Signora Luna”, “Nordest cowboy”, “Solo mia”. Questa fase del concerto è molto delicata; Vinicio imbraccia spesso la chitarra acustica e interpreta tenuemente i suoi versi speciali.
È davvero in serata e improvvisa qualche soliloquio molto simpatico, scherzando sull’inquadratura degli occhi di Totti prima del rigore nella partita giocata nel pomeriggio, ponderando con pungente ironia che i moduli narrativi di Sergio Leone abbiano lasciato il segno sui registi televisivi. Poi finge d’aver confuso i caroselli di bandiere per la nazionale con cortei per i risultati del referendum. Anche in questo caso occorre riflettere su come questo artista ripudi l’immagine insulsa, quali le distorsioni registiche televisive, o quella strumentale, come il perfezionismo iconico della politica, e in particolare di un certo tipo di politica; Capossela, invece, rifugge da questa strumentalizzazione: utilizza le immagini per un fine semantico, come le ombre che plasmano un dualismo con l’artista oppure come i costumi che creano dei nessi tra aspetti musicali della tradizione popolare medievale e i costumi dell’istrionica ritualità popolare di quell’epoca. O ancora, in alcune fasi non utilizza le immagini: si siede al pianoforte e suona su uno sfondo neutro (nero o rosso). E arrivano “Cancion mixteca”, “Ultimo amore”, “Las simples cosas”, “Tanco del murazzo”, “L’uomo vivo”.
Quindi Capossela esce dal palco, ma i tamburi romani da guerra lasciano presagire il suo ritorno. Eccolo, infatti, che riappare con l’elmo da centurione (nella foto). Con il pollice rivolto verso l’alto o verso il basso chiede il giudizio del pubblico, mentre interpreta “Al Colosseo – Il rosario della carne”. Le dita del pubblico sono tutte verso rivolte verso il cielo. Il soldato graziato si inginocchia in segno di riconoscenza e la scaletta si chiude con “Il ballo di San Vito”.
Gustosissimi, inoltre, i bis: oltre a “Al veglione” e “Ovunque proteggi” che ha chiuso il concerto, Capossela ha reinterpretato “Las Lomas de New Jersey” di Marc Ribot & Los Cubanos Postizos, trasformandola in “Lomas de Sulmona”. Nella versione originale l’io narrante parla di colline del New Jersey - che in realtà è una landa piatta, ricorda faceto Vinicio - e si ripromette di visitarle prima di morire. Invece, ammirando le montagne che sovrastano Sulmona, Capossela ha pensato di riproporre lo stesso brano sottoforma di gesto affettuoso nei confronti dei monti che gli hanno fatto da suggestiva cornice nei giorni di prova, nel concerto e in generale nel suo soggiorno in Abruzzo: las lomas de Sulmona.
(fonte: musicalnews.com)
Incontri
Dopo il concerto di giovedì scorso all’Anfiteatro di Cagliari, Vinicio Capossela racconta il suo amore per la mitologia e il silenzio. Il suo sogno? Suonare in una tomba di giganti. di Cristina Cossu
Vinicio parla con le pietre, raccoglie suggestioni e suoni per le sue canzoni.
Gira per la Sardegna e si innamora, ormai da queste parti è di casa. Apre il suo bellissimo nuovo concerto (l’altra sera a Cagliari) con la pesante
mastruca nera che ha comprato da un conciatore di pelli di Orroli, agita gli ultimi campanacci diTonara, in faccia porta la maschera dei boes di Ottana.
Fa Brucia Troia dall ‘ultimo disco e dopo due ore e mezza ininterrotte di musica e poesia, dopo diverse lattine di Ichnusa non abbastanza fresca e una doccia ghiacciata, si materializza in gessato blu e sandali francescani
nel backstage dell’anfiteatro.Bacia tutte le ragazze presenti, agli uomini stringe soltanto la mano e dice: «Come va? Piaciuto lo spettacolo?». Capossela fuori dal palco è timido e non sembra neppure quello
che mezz’ora prima saltava,strimpellava, si travestiva e mandava in delirio quattromila fans. In camerino tiene il cappello nero, ascolta pezzi lenti
dall’i-pod, si allunga su una sedie, chiude gli occhi e attacca a parlare piano. Lui ama il vento, il silenzio e il mito. Per questo l’Isola lo ispira.
UN ANNO FA vagava come un uccello brillo per le viuzze di Cala Gonone. Non doveva suonare, quella sera di fine luglio al festival jazz di Intermezzo si esibiva il compagno d’avventure Marc Ribot. Vinicio aveva trascorso
il pomeriggio in mare, dentro e fuori la grotta di Ispinigoli, per registrare il brano più conosciuto dell’album Ovunque proteggi. Anche lì, nonostante
i 35 gradi all’ombraindossava la pelliccia di montone e perfino i tenores che lo accompagnavano lo guardavano stupefatti. Caldo? «Ma no, perché?
Lì è tutto magico. Quella - racconta - è stata la prima pietra del disco». Non è dato sapere se il dialogo con sassi, rocce, stalattiti sia cominciato così. Ma
tant’è, ad agosto Vinicio tornerà ancora per un mini tour, appunto,
delle pietre. «Ho chiesto di poter suonare inunposto nuragico
», e c’è un’organizzazione guidata dal patron di Sardegna Concerti, Massimo Palmas, che è dovuta andare a caccia di luoghi adatti. Si è sparsa la voce, e i sindaci dei paesini baciati dalla fortuna (?) di trovarsi in luoghi
impervi e misteriosi hanno fatto a gara per offrire spazio e ospitalità al “minotauro”. Il fatto che poi, nello specifico, montareunastruttura e accogliere il pubblico fosse fisicamente impossibile, era un trascurabile un
dettaglio. Pronti a tutto pur di avere il p re d i c a t o re Capossela.
Per il momento ci dovrebbe essere la certezza dei Tacchi di Osini, delle rovine di Tharros e di Sant’Anna Arresi. L’artista potrebbe essere soddisfatto,ma il suo sogno rimane una tomba dei giganti. Si vedrà. Nel frattempo, da quel giorno a Cala Gonone, Vinicio ha continuato
a percorrere le tracce del passato.
A Mamoiada, al museo delle maschere, è rimasto folgorato. «Ho trovato un tesoro», dice, «la nostra memoria collettiva. A me piacciono le cose che sono metà e metà. Le metamorfosi, la tragedia, la mitologia, il western
». Così si è comprato una magnifica maschera, a cui dice di accarezzare il muso ogni giorno, e ha iniziato a parlare con le pietre. «Un giorno sono entrato in un bar di Pattada, e nessuno parlava con nessuno. Il silenzio
si è rotto quando qualcuno ha ordinato un succo di frutta. Ma
ha detto solo “fr u tt a ”. Poi di nuovo il silenzio. Fantastico».
Vinicio è riuscito a legare vita, pensieri, canzoni e luoghi. E
questa lunga estate di concerti si svolgerà tra scenografie naturali
che aggiungono un’atmosfera primordiale a quella già ipnotica che sanno creare lui, la sua band e le immagini di Loic Francois Hamelin sullo sfondo.
Sottolinea che «gli spettacoli nei campi sportivi e nei piazzali degli ipermercati non dovrebbero mai esistere. L’Italia è una terra ricca di palcoscenici, sta a noi saperli utilizzare». Un colpo d’occhio sull’Anfiteatro ormai vuoto, qualcuno gliel’ha detto che il monumento rischia di tornare
un covo per randagi e spazzatura. «Certo che qui un concerto diventa speciale», sospira. Anche perché si può parlare con le pietre.
La chiave
Le tappe del tour nei luoghi storici
A cinque anni da “Canzoni a m a n ove l l a ”Vinicio Capossela
è tornato con un album, “Ovunque proteggi”, che ha
gia venduto 70mila copie. E la tournèe attraverserà l’Italia
fino a settembre (con una pausa di due settimane ad
agosto) facendo spesso tappa in luoghi di preminente
interesse artistico e storico. «Questa è l’estate del Grand
Tour, che assomiglia a quei viaggi che facevano i nobili e i
letterati inglesi nel ‘700 quando andavano a visitare le
rovine della Magna Grecia. Allora ho pensato che tra le
rovine degli anfiteatri, nelle arene, c’è ancora spazio per
offrire qualche pezzo di cuore». Prossimi appuntamenti: Teatro romano
di Ostia antica (3/7), Castello di Udine (6/7), Anfiteatro di
Paderno Dugnano, Milano, (7/7) Cortile del Castello di
Vigevano (10/7), Parco della Certosa Reale di Collegno
(12/7) con Marc Ribot.
Festival nel Chietino
Il genio di John Fante celebrato nella terra natale
RUOTA intorno all’opera e alla biografia di John Fante, mirando a valorizzare luoghi e tematiche che con lui hanno legami, la prima edizione del festival «Il Dio di mio padre», in programma il 4, 5, 6 e 13 agosto a Torricella Peligna (Chieti), paese natio dello scrittore americano di origine italiana. Per la prima volta arriveranno a Torricella Victoria e Jim Fante, figli di John, per il convegno con Francesco Durante dell’università di Salerno, uno dei massimi esperti di letteratura italoamericana. Al festival è atteso anche il cantautore Vinicio Capossela, che dieci anni fa rese omaggio a Fante con il brano «L’accolita dei rancorosi». Sarà proiettato poi il film «Chiedi alla polvere» di Robert Towne.
venerdì 7 luglio 2006
(Fonte: Il Tempo)



