Incontri
Dopo il concerto di giovedì scorso all’Anfiteatro di Cagliari, Vinicio Capossela racconta il suo amore per la mitologia e il silenzio. Il suo sogno? Suonare in una tomba di giganti. di Cristina Cossu
Vinicio parla con le pietre, raccoglie suggestioni e suoni per le sue canzoni.
Gira per la Sardegna e si innamora, ormai da queste parti è di casa. Apre il suo bellissimo nuovo concerto (l’altra sera a Cagliari) con la pesante
mastruca nera che ha comprato da un conciatore di pelli di Orroli, agita gli ultimi campanacci diTonara, in faccia porta la maschera dei boes di Ottana.
Fa Brucia Troia dall ‘ultimo disco e dopo due ore e mezza ininterrotte di musica e poesia, dopo diverse lattine di Ichnusa non abbastanza fresca e una doccia ghiacciata, si materializza in gessato blu e sandali francescani
nel backstage dell’anfiteatro.Bacia tutte le ragazze presenti, agli uomini stringe soltanto la mano e dice: «Come va? Piaciuto lo spettacolo?». Capossela fuori dal palco è timido e non sembra neppure quello
che mezz’ora prima saltava,strimpellava, si travestiva e mandava in delirio quattromila fans. In camerino tiene il cappello nero, ascolta pezzi lenti
dall’i-pod, si allunga su una sedie, chiude gli occhi e attacca a parlare piano. Lui ama il vento, il silenzio e il mito. Per questo l’Isola lo ispira.
UN ANNO FA vagava come un uccello brillo per le viuzze di Cala Gonone. Non doveva suonare, quella sera di fine luglio al festival jazz di Intermezzo si esibiva il compagno d’avventure Marc Ribot. Vinicio aveva trascorso
il pomeriggio in mare, dentro e fuori la grotta di Ispinigoli, per registrare il brano più conosciuto dell’album Ovunque proteggi. Anche lì, nonostante
i 35 gradi all’ombraindossava la pelliccia di montone e perfino i tenores che lo accompagnavano lo guardavano stupefatti. Caldo? «Ma no, perché?
Lì è tutto magico. Quella - racconta - è stata la prima pietra del disco». Non è dato sapere se il dialogo con sassi, rocce, stalattiti sia cominciato così. Ma
tant’è, ad agosto Vinicio tornerà ancora per un mini tour, appunto,
delle pietre. «Ho chiesto di poter suonare inunposto nuragico
», e c’è un’organizzazione guidata dal patron di Sardegna Concerti, Massimo Palmas, che è dovuta andare a caccia di luoghi adatti. Si è sparsa la voce, e i sindaci dei paesini baciati dalla fortuna (?) di trovarsi in luoghi
impervi e misteriosi hanno fatto a gara per offrire spazio e ospitalità al “minotauro”. Il fatto che poi, nello specifico, montareunastruttura e accogliere il pubblico fosse fisicamente impossibile, era un trascurabile un
dettaglio. Pronti a tutto pur di avere il p re d i c a t o re Capossela.
Per il momento ci dovrebbe essere la certezza dei Tacchi di Osini, delle rovine di Tharros e di Sant’Anna Arresi. L’artista potrebbe essere soddisfatto,ma il suo sogno rimane una tomba dei giganti. Si vedrà. Nel frattempo, da quel giorno a Cala Gonone, Vinicio ha continuato
a percorrere le tracce del passato.
A Mamoiada, al museo delle maschere, è rimasto folgorato. «Ho trovato un tesoro», dice, «la nostra memoria collettiva. A me piacciono le cose che sono metà e metà. Le metamorfosi, la tragedia, la mitologia, il western
». Così si è comprato una magnifica maschera, a cui dice di accarezzare il muso ogni giorno, e ha iniziato a parlare con le pietre. «Un giorno sono entrato in un bar di Pattada, e nessuno parlava con nessuno. Il silenzio
si è rotto quando qualcuno ha ordinato un succo di frutta. Ma
ha detto solo “fr u tt a ”. Poi di nuovo il silenzio. Fantastico».
Vinicio è riuscito a legare vita, pensieri, canzoni e luoghi. E
questa lunga estate di concerti si svolgerà tra scenografie naturali
che aggiungono un’atmosfera primordiale a quella già ipnotica che sanno creare lui, la sua band e le immagini di Loic Francois Hamelin sullo sfondo.
Sottolinea che «gli spettacoli nei campi sportivi e nei piazzali degli ipermercati non dovrebbero mai esistere. L’Italia è una terra ricca di palcoscenici, sta a noi saperli utilizzare». Un colpo d’occhio sull’Anfiteatro ormai vuoto, qualcuno gliel’ha detto che il monumento rischia di tornare
un covo per randagi e spazzatura. «Certo che qui un concerto diventa speciale», sospira. Anche perché si può parlare con le pietre.
La chiave
Le tappe del tour nei luoghi storici
A cinque anni da “Canzoni a m a n ove l l a ”Vinicio Capossela
è tornato con un album, “Ovunque proteggi”, che ha
gia venduto 70mila copie. E la tournèe attraverserà l’Italia
fino a settembre (con una pausa di due settimane ad
agosto) facendo spesso tappa in luoghi di preminente
interesse artistico e storico. «Questa è l’estate del Grand
Tour, che assomiglia a quei viaggi che facevano i nobili e i
letterati inglesi nel ‘700 quando andavano a visitare le
rovine della Magna Grecia. Allora ho pensato che tra le
rovine degli anfiteatri, nelle arene, c’è ancora spazio per
offrire qualche pezzo di cuore». Prossimi appuntamenti: Teatro romano
di Ostia antica (3/7), Castello di Udine (6/7), Anfiteatro di
Paderno Dugnano, Milano, (7/7) Cortile del Castello di
Vigevano (10/7), Parco della Certosa Reale di Collegno
(12/7) con Marc Ribot.



