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Grand Tour - Sulmona

L’esordio è avvenuto il 26 giugno nello splendido scenario dell’anfiteatro “Augusto Daolio” di Sulmona, gremito di spettatori entusiasti per due ore e mezzo di spettacolo straordinario.
In un’epoca in cui il rapporto tra musicisti e immagine non solo è essenziale, ma anche culturalmente banalizzato dall’invadenza del VIDEOclip (principale strumento di promozione DISCOgrafica), diventa oltremodo piacevole assistere ad uno spettacolo in cui l’artista instaura un rapporto molto costruttivo con le immagini, intese sia come costumi di scena, sia come giochi di luci ed ombre sullo sfondo della pur parca scenografia. Il concerto prende piede proprio da lì: sul telone posto sullo sfondo del palco appare l’inconfondibile ombra del Minotauro, mentre comincia l’intro che conduce al clima sonoro di “Brucia Troia” e “Non trattare”, che Vinicio interpreta proprio con il costume del mostro cretese.
Dalle atmosfere arcane ed arcaiche avviene una traslazione prima verso la tradizione bandistica con l’incalzante “Dalla parte di Spessotto”, introdotta da Vinicio con dei riferimenti al letterato abruzzese John Fante, e poi verso la caraibica “Medusa cha cha cha”.
Occorre evidenziare, però, come questa ecletticità di generi non costituisca un pregio in sé per sé: la vera grandezza di Capossela risiede invece nell’abilità di trattare in maniera sempre originale i vari linguaggi stilistici, denotando una forte e spiccata personalità musicale. E così prosegue sullo ska miscelato all’elettronica, delicati melismi pianistici, swing, arrangiamenti da big band, richiami alla tradizione dei cantautori italiani, musica popolare e folklore. Da sottolineare anche le sue capacità di polistrumentista, che gli permettono di abbinare, di volta in volta, lo strumento più adatto al sound del momento: campane, tastiere, fisarmonica, pianoforte, chitarre elettriche e acustiche e così si snocciolano “Moska Valza”, “Lanterne rosse”, “Maraja” e “Corvo Torvo”, che mette in evidenza anche le diverse interpretazioni vocali che Vinicio effettua nelle diverse canzoni.
Il pubblico di Sulmona si mostra entusiasta ad ogni brano e Vinicio, da parte sua, si compiace di aver cominciato il tour dalla città di Ovidio “Per me è una grande gioia esordire nella città di un poeta che ha dedicato tre opere all’amore” aveva dichiarato il giorno delle prove e lo ribadisce durante il concerto “non solo per gli Amores e l’Ars Amatoria, ma soprattutto per i Rimedia Amoris, i rimedi per gli amori infelici”. Con la redazione di Musicalnews aveva anche scherzato sulla duplice valenza di rimedi per gli amori e amori rimediati, cosa che preferisce evitare sul palco.
Intanto seguono “Dove siamo rimasti a terra Nutless”, “Pena de l’alma”, “Ranchera”, “Signora Luna”, “Nordest cowboy”, “Solo mia”. Questa fase del concerto è molto delicata; Vinicio imbraccia spesso la chitarra acustica e interpreta tenuemente i suoi versi speciali.
È davvero in serata e improvvisa qualche soliloquio molto simpatico, scherzando sull’inquadratura degli occhi di Totti prima del rigore nella partita giocata nel pomeriggio, ponderando con pungente ironia che i moduli narrativi di Sergio Leone abbiano lasciato il segno sui registi televisivi. Poi finge d’aver confuso i caroselli di bandiere per la nazionale con cortei per i risultati del referendum. Anche in questo caso occorre riflettere su come questo artista ripudi l’immagine insulsa, quali le distorsioni registiche televisive, o quella strumentale, come il perfezionismo iconico della politica, e in particolare di un certo tipo di politica; Capossela, invece, rifugge da questa strumentalizzazione: utilizza le immagini per un fine semantico, come le ombre che plasmano un dualismo con l’artista oppure come i costumi che creano dei nessi tra aspetti musicali della tradizione popolare medievale e i costumi dell’istrionica ritualità popolare di quell’epoca. O ancora, in alcune fasi non utilizza le immagini: si siede al pianoforte e suona su uno sfondo neutro (nero o rosso). E arrivano “Cancion mixteca”, “Ultimo amore”, “Las simples cosas”, “Tanco del murazzo”, “L’uomo vivo”.
Quindi Capossela esce dal palco, ma i tamburi romani da guerra lasciano presagire il suo ritorno. Eccolo, infatti, che riappare con l’elmo da centurione (nella foto). Con il pollice rivolto verso l’alto o verso il basso chiede il giudizio del pubblico, mentre interpreta “Al Colosseo – Il rosario della carne”. Le dita del pubblico sono tutte verso rivolte verso il cielo. Il soldato graziato si inginocchia in segno di riconoscenza e la scaletta si chiude con “Il ballo di San Vito”.
Gustosissimi, inoltre, i bis: oltre a “Al veglione” e “Ovunque proteggi” che ha chiuso il concerto, Capossela ha reinterpretato “Las Lomas de New Jersey” di Marc Ribot & Los Cubanos Postizos, trasformandola in “Lomas de Sulmona”. Nella versione originale l’io narrante parla di colline del New Jersey - che in realtà è una landa piatta, ricorda faceto Vinicio - e si ripromette di visitarle prima di morire. Invece, ammirando le montagne che sovrastano Sulmona, Capossela ha pensato di riproporre lo stesso brano sottoforma di gesto affettuoso nei confronti dei monti che gli hanno fatto da suggestiva cornice nei giorni di prova, nel concerto e in generale nel suo soggiorno in Abruzzo: las lomas de Sulmona.

(fonte: musicalnews.com)