Home Contact Sitemap
Flash non disponibile.
OI REBETIKI MINOTAVROI

VINICIO CAPOSSELA, MANOLIS PAPPOS, KAITI NTALI
OI REBETIKI MINOTAVROI

“…musica per uomini stanchi,
che stanno aggrappati alla vita
facendosi passare l’aria tra i denti..
e fumano fumano, così
mandano in cenere il loro cuore.
Piano piano.”

Vinicio Capossela, Il girone dei rebetici

Così Vinicio Capossela descriveva il suo incontro con questa musica, a Salonicco, tra le capitolazioni di “Non si muore tutte le mattine”, in lungo racconto intitolato appunto “Il girone dei rebetici”, “un lamento che si canta in coro, ma che si balla da soli..” più che una musica una congiura.

Questo accadeva nel 1998, e da quel suggestionamento del blues dei negri elleni venne un brano dell’album “Canzoni a manovella”, “Contratto per Karelias”, parole sulla musica di “Fragosirianì”, un brano del padre dei rebetes Markos Vanvakaris: «avevo sentito solo la musica da uno studente greco, che me la mostrava al piano per insegnarmi i passi del ballo, poi mi feci questa idea del fumare fino a mandare in cenere il proprio cuore, che è il mio modo di fumare.. Soffocare una lama con un altra lama.. E dunque la titolai “Contratto per Karelias” omaggiando così anche le sigarette con la più elegante confezione del mondo.. Le Karelias & sons.. Come i pianoforti appunto..

Nove anni dopo, vicende perorate dall’entusiasmo di una giornalista e musicista greca, “Eina Skarpathioti” portano Vinicio ad Atene, dove la cantante Demetra Galani incide nel suo ultimo lavoro discografica due suoi brani, “Corre il soldato” e “Non è l’amore che va via”, in una versione curata dalla più popolare autrice di testi della musica greca, Lina Nikolakopoulou.

rebetiki01.jpg

Al covo rebetes di Piazza Victoria avviene l’incontro con Kaiti Ntali, che Vinicio ricorda così: «Se ne stava erta ad occhi chiusi, incurante, stordita.. monumentale la sua voce, grande come un tronco e profumata di tutti gli orientalismi e le spezie di Smirne, evocava insieme Chavela Vargas, il vibrato di Jimmy Scott, e la sensualità di Patty Pravo, a cui si ispirava da giovane quando cantava scalza e vestiva sollo in pelle.. Ai suoi piedi stavano teste di garofani lanciati dai suoi fedeli che la facevano apparire una incoronata a cui si chiede grazia, e la grazia lei non te la da, se non trascinandoti nell’abisso.. Alle sue spalle, impassibile, la sua spalla, il suo monumento..Manolis Pappos, che cercava con le dita grasse e agili smitragliando il lungo manico intarsiato del bouzouki…la cantina tremava dalle fondamenta, sotto i colpi di questa voce amplificata con un sottile e tipico eco da anni 60..il microfono se lo porta come un revolver da tasca in una sua borsetta in cui tiene poche altre preziosità. Dopo aver cantato, quando fummo al suo tavolo, in confidenza mi disse solo che a 16 anni se ne andò in America e il suo primo fidanzato fu Gambino…lo disse con quel bellissimo accento greco sciropposo che rende zucchero anche l’inglese.. “Gambino…maffia.. capito?”, in italiano..

Insomma li pedinai e mi trattenni ad Atene ancora fino a quando riuscì a recuperare Manolis Pappos.. Ci mettemmo d’accordo sulla parola.. Del resto per il mangas una parola è tutto, e per questo ne dicono poche.. Ed ecco che 40 giorni dopo eravamo ingaggiati una settimana all’Half Note di Atene, dove metà spettacolo era il Minotauro di “Ovunque proteggi” e l’altra metà il Rebetico con Manolis al bouzouki, Vassilis Massalas al baglamas e Ntinos Xatziiordanou alla fisarmonica. Ne vennero struggenti versioni con tempo di zebechico.. (Il nove ottavi, per esempio, che dà quella battuta in più per attardarsi meglio sul lamento di “Scivola vai via”, o il tempo di ellenikòs baiòn per “Con una rosa”) e le canzoni presero questa veste bisbetica, da puntura d’anice del baglamas, questa rotta da ussari perduti nelle retrovie del fronte orientale insomma che gli appartiene nel cromosoma..

Ora li abbiamo portati qui per una volta, in covi della musica altrettanto da congiurati quali il Folk Club di Torino e il Bellezza di Milano, città che covano in se ritrovi di assenza ai quali il rebetico, come il tango di Goyeneche, appartiene, e la sagoma di Manolis all’angolo, mentre sfoggia i suoi sette modi di suonare il bouzouki continuando a tenere la sigaretta accesa evoca quella di gordo lindo Annibal Troillo e la lama del suo bandoneon. E inoltre sarà un’occasione unica per ascoltare questa voce monumentale, cui la stanza e le lacrime possono non bastare, lei..Kaiti Ntali, e non dimenticate i garofani. Vi Grazieranno».

OI REBETIKI MINOTAVROI

26/27 maggio - TORINO, Folk Club
28 maggio - MILANO, ARCI Bellezza

VINICIO CAPOSSELA – voce, chitarra, piano
MANOLIS PAPPOS - buzuki
VASSILIS MASSALAS - baglamas
NTINOS XATZIIORDANOU – cordeon
GLAUCO ZUPPIROLI - contrabbasso
Special guest
KAITI NTALI, voce

Fonte:
Ufficio stampa Vinicio Capossela

Venerdì 25 Maggio 2007 | Aggiornamenti Tour Capossela