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Recensione Vinicio Capossela al Joe’s Pub di New York City il 22.05.07 (da Rockstar.it)

Lo scorso 22 Maggio Vinicio Capossela si è esibito al Joe’s Pub di New York City, il concerto è stato organizzato dalla fondazione Arezzo Wave Italia che ogni anno porta negli Stati Uniti i migliori rappresentanti della musica italiana.
Abbiamo spedito una nostra talpa al Joe’s Pub per farci raccontare quello che tutti avremmo voluto vedere; questo il suo resoconto:

“22 Maggio 2007,
Joe’s pub
New York City

La venue e’ piccolina, circa 160 posti a sedere, molto raccolto e il palco posizionato in un angolo.

L’entrata di Marc Ribot (chitarra) alimenta il primo applauso e a seguire ci sono Glauco Zuppiroli al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria e percussioni, poi entra Vinicio impugnando una vecchia chitarra dobro, indossa t-shirt con giacca nera e cappello nero.

Il concerto comincia con “Non Trattare” e fan, immigrati, amici cominciano a battere le mani e a cantargli dietro.
Su “Brucia Troia” Vinicio indossa la maschera di Boes per poi attaccare con “Dalla Parte di Spessotto” mentre Marc Ribot prende letteralmente a schiaffi tutti con i suoi riff e assoli da capogiro.

Il concerto prosegue e le persone rimangono completamente a bocca aperta a seguire lo show del poeta che saltella da una parte all’altra del palco e che con “Scivola Vai Via” fa gonfiare gli occhi a metà della platea.

E` la volta di “Corvo Torvo” seguita da “Signora Luna” …bellissime.

Con “Che Cos’e` l’Amor” la gente comincia a muoversi sulle sedie a tempo di cha cha cha, Vinicio incita ad applaudire con lo schioccare delle dita invece di usare le mani. Con “Marajà” salgono sul palco Frank London alla tromba e flicorno, Paul Shapiro e Jessica Lurie ai sassofoni, quest’ultima molto interessante.

A questo punto piccolo show per presentare la band cominciando da Glauco a Zeno e alla volta di Marc Ribot ovviamente c’e’ stato il boato!
Ha suonato veramente in modo stupendo.

“Il Ballo di San Vito” e` stata un’altra esplosione, la gente comincia ad alzarsi e a ballare, al termine Vinicio con la band escono dal palco e quasi come forzati dal pubblico riescono per il gran finale chiudendo con “Ovunque Proteggi” che conclude un concerto pieno di significati.

Il piacere piu` bello e` stato quello di aver assistito ad un concerto di un cantautore italiano come Vinicio, vero ambasciatore della musica tradizionale del nostro paese.

Gianluca Legrottaglie”

Capossela sembra essere l’unico a portare avanti una tradizione, di riuscire ad evolverla e ad attualizzarla; è il cantautore che al meglio rappresenta la musica italiana contemporanea, troppo spesso in mano ad antiche figure come Pavarotti, Arbore, o a uno stile ormai consolidato come quello presentato da Pausini, Ramazzotti, Ferro.
I successi parigini di Vinicio e questo bagno, seppure limitato, di successo nella Grande Mela sono la conferma che adesso è arrivato il momento di svelare la nuova faccia della musica tradizionale italiana, seguendo il successo dei gioielli del jazz nostrano.

Fonte:
Rockstar.it

Venerdì 25 Maggio 2007 | Recensioni concerti Capossela
Toronto Applaude Capossela

Sul palco con il leggendario Marc Ribot, chitarrista di Tom Waits
Di LUIGI DE BIASE

Se pensi alle botteghe di St. Clair, ai caffé di College Street e alla musica italiana, ti chiedi come mai Vinicio Capossela abbia aspettato così tanto tempo per suonare a Toronto. Il suo esordio canadese - venerdì sera, all’ora di cena, in un locale su Dundas dal nome Lula Lounge - ha attirato circa trecento persone. Si tratta della prima tappa di una piccola tournée messa a punto con i tipi di Arezzo Wave. Tre date in tutto, Toronto, poi Montreal e New York. Forse i concerti potevano essere di più: chi dovrebbe promuovere la cultura italiana in Nordamerica, però, è rimasto a guardare. Peccato. Le occasioni di rifarsi ci saranno, dato che Capossela dovrebbe tornare in Canada nel 2008.
Lui sembra una specie di Tom Waits di provincia. Ha le mosse garbate e misteriose dei domatori di leoni, i suoi blues pulsano come le insegne luminose dei motel dell’Arizona. E profumano di Balcani, i Balcani di Kusturica e Battiato, hanno il passo spiritato della taranta e dei riti pagani.
Quando sale sul palco sembra che il Lula si svuoti in un secondo. Dura solo un attimo, pare che la gente aspetti un cenno e quando il cenno arriva esplode un applauso fragoroso. Lui sorride, saluta, guarda la chitarra di Marc Ribot e intona Non trattare, episodio di Ovunque proteggi, il lavoro dato alle stampe lo scorso anno grazie al quale ha vinto il terzo Premio Tenco della sua giovane carriera.
Suona per un’ora e mezza, tiene in testa un cilindro nero e cambia costume al termine di ogni brano. Con lui e con il leggendario Ribot, sul palco, ci sono i jazzisti Glauco Zuppiroli (contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria).
Lo stregone scherza con il pubblico, poi si passa a Brucia Troia e Dalla parte di Spessotto, altri due episodi tratti dalla sua ultima fatica discografica.
Swing, jazz, blues. Rock ‘n roll. Da quel cilindro esce il fascino dei film in bianco e nero e la passione per la letteratura americana: l’irrequieta ironia di Bukowski, poi di colpo i versi dell’Antico Testamento. Medusa Cha Cha Cha è una danza maliziosa che spezza per un attimo l’incanto epico. Poi un passo indietro per trovare Corvo Torvo, uno dei suoi cavalli di battaglia (il brano è del 1996). C’è tempo per due passeggiate deliziose come Scivola via e Signora Luna, a cui segue una suggestiva Che Cos’è l’Amor (Che cos’è l’amor / è quello che rimane da spartirsi e litigarsi / nel setaccio della penultima ora). Capossela si ferma per leggere un brano del suo libro dedicato a Glenn Gould, pianista canadese scomparso negli anni Ottanta, poi riprende con il passo futurista di Maraja. Chiudono Il Ballo di San Vito e Ovunque Proteggi. Poi cala il sipario e le luci si alzano in sala, lentamente, come la grazia.

Fonte:
Corriere.it

Mercoledì 23 Maggio 2007 | Recensioni concerti Capossela
Recensione concerto Chiasso del 20.05.2006

Dal Corriere del Ticino del 21 maggio 2006 la recensione del concerto di Chiasso:

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Clicca qui per scaricare la versione a dimensione leggibile.


Travolgente show di Capossela a Sassari

Uno spettacolo straordinario, la cui ricchezza scenica non ha tolto nulla all’altissima qualità musicale dei brani eseguiti
SASSARI - «La Sardegna è il nostro Messico, e la vostra birra è meglio della Corona» – con queste parole Vinicio Capossela ha salutato il pubblico.

“Ovunque proteggi” si è rivelato ieri sera, agli spettatori del Teatro Verdi di Sassari, una straordinaria messa in scena musicale carica di richiami al mondo ancestrale e mitologico sardo. Sul palco il suonatore di launeddas Gavino Murgia ha accompagnato con il suo strumento i numerosi e bravissimi musicisti di Capossela, e lo stesso funambolico cantautore ha eseguito un paio di brani coperto di una pelle di pecora da Minotauro-Mammuttone, sul viso una maschera babraricina a fare da cassa di risonanza naturale alla sua splendida voce.

Uno spettacolo trascinante, potente, ricchissimo di effetti scenici, cambi di costumi e giochi di luci, oltre due ore e mezzo di ininterrotta energia musicale, un Capossela che non si è risparmiato un momento, che ha fatto ballare e cantare il pubblico del Verdi in un lungo viaggio tra i brani del suo ultimo disco e i suoi più grandi successi, da La Morna a Il ballo di San Vito. Capossela ha alternato momenti di vero teatro, come quando si è presentato al pubblico travestito da antico romano per arringare la folla come un tribuno ispirato, a momenti di dialogo sussurrato col pubblico, introducendo i brani con invenzioni poetiche degne del suo talento.

Fonte: algheronotizie.it

Vinicio Capossela chiude il Festival Abbaula

A Portotorres un gran concerto inaugura il nuovo teatro Olimpia dopo tre anni di chiusura. L’augurio di una rinascita culturale per la città. “Ovunque Proteggi” è l’ultimo lavoro del più originale cantautore italiano contemporaneo. Folla in delirio per le launeddas scioch di Gavino Murgia
PORTO TORRES – L’ottava edizione del festival musico letterario Abbabula, organizzato dall’associazione sassarese Le Ragazze Terribili, chiude i battenti con un’apertura. La prima volta della manifestazione in itinere a Portotorres per inaugurare solennemente (la sera precedente, di venerdì, il primo battesimo   era toccato alla Compagnia Teatro Sassari con la parodia sassarese d’Antonio Petito “Unu suordo, Duie Suordi”, per la regia di Giampiero Cubeddu) l’uso del rinnovato teatro Olimpia. Tre anni dopo l’ultimo spettacolo, trascorsi non senza polemiche e perplessità circa il futuro dell’unico teatro cittadino, la città torna in platea, riempiendo quasi tutte le 560 poltroncine azzurre incastonate al parquet chiaro dell’impianto, ristrutturato con i fondi dell’UE. Tocca a Vinicio Capossela, emergenza seria dell’estro d’autore italiano, attaccare le prime note della rinascita musicale targata Turris. Nato per caso ad Hannover da papà irpino poco più di 40 anni fa, cresciuto artisticamente nella bassa Romagna, costola di Francesco Guccini, Vinicio irrompe sul palco dell’Olimpia in perfetto ritardo pro star, quando mancano una manciata di minuti alle ventidue.Le launeddas di Gavino Murgia enfatizzano una scena ancestrale mista di suoni ed atmosfere primordiali. Capossela con il costume del Mamuthone evoca riti barbaricini misti a preghiere e odi perdute fra riverberi elettronici. La maschera del merdules gli produce una voce rotta e gutturale, la stessa che usa per sprofondare “Brucia Troia”, accolta dal boato d’applausi. Il cantante rischia anche di sprofondare nel “golfo mistico”: lo rivela lui stessa con esilarante ironia, ricordando gli spazi ristretti del nuovo palco (avvolto nel buio e con la maschera che quasi lo rende cieco) che secondo le nuove norme di sicurezza non potrà disporre di scenari mobili. Sono sei i musicisti che accompagnano Vinicio: fra questi oltre Murgia, brilla il contrabbasso di M. Zubironi i drum di Zeno De Rossi. Il concerto evolve in fasi spettacolari, un originale work in progress dove l’artista diviene illusionista. Ombre cinesi proiettate e affreschi colorati fanno da sfondo ai brani più attesi: “Pena”, “Lanterne Rosse”, “Nel blu”. Pochi minuti di pausa per cambiare ancora look: tuba e gessato per distribuire in platea petali rossi. Cresce il pathos. Il pubblico canta e batte le mani al ritmo per ballate, valzer e marcette: una retorica surreale che evoca forti amarcord Felliniani. Una maratona di suoni (saranno 180 i minuti dello spettacolo), intervallata da confidenze che marcano l’amore con l’isola ed i suoi prodotti, la birra su tutti, prima di esplodere nel rush finale. Canti d’antichi ricordi del mare (struggente il racconto dedicato alla Santissima dei naufragati) miscelati al rock liturgico (in settimana s’era consumato l’altro appuntamento Abbabula turritano con Lindo Rossetti: tutta un’altra storia) del Gesù Cristo ska di “Gioia”. “Marajà” e “Medusa” preludono l’apoteosi finale quando manca poco alla una: “Il ballo di San Vito” con le terribili launeddas del gran Murgia e Vinicio che benedice tutti…”Ovunque proteggi”.

Fonte: alguer.it

Vinicio Capossela a Salerno…molto più di un concerto

6/04 - Vinicio Capossela a Salerno…molto più di un concerto

“Venghino, signori venghino, lo spettacolo ha inizio…le fauci del Minotauro vi inghiottiranno tra burle e sghignazzi!”

Quello che si è svolto ieri sera al Teatro Augusteo di Salerno non può essere ridotto ad un concerto, ad un’esibizione; per quasi tre ore si è stati risucchiati in un vortice ancestrale, un turbinio di sensazioni ed emozioni che sembrava non avesse più fine, o meglio, che si sperava non avesse più fine.

Attratti da un messaggio profetico, settecento adepti sono giunti in processione nella città di Salerno, costituendo un lungo drago cinese che si è insinuato prepotentemente nella movida cittadina, mutandone l’aspetto e le dimensioni.

E lì in teatro, ad accoglierlo, a partire dalle 21.30 circa, c’era un prestigiatore, un trasformista, un presentatore, un maraja, un amico, un incantatore, un folle ed istrionico messia che ha dato vita ad un miracolo: settecento corpi hanno assunto vita propria, invadendo le gallerie dell’Augusteo ed esplodendo in una scatenata festa bacchica, sorretta da un’incandescente energia vitale che, tuttavia, era solo una pallida cassa di risonanza di quella emessa da Vinicio.

Un caleidoscopico calderone in cui sono stati mescolati, ad uno ad uno, la forza iniziatica di “Brucia Troia”, l’ironia di “Dalla parte di Spessotto”, la vivacità di “Medusa cha cha cha”, la dolcezza di “Nel blu”, la melanconia di “Dove siamo rimasti a terra Nutless”, la tristezza di “S.S. dei Naufragati”, l’esotismo di “Maraja”, il richiamo della taranta del “Ballo di San Vito” e la nota finale di “Ovunque proteggi”; ogni singolo ingrediente, corredato da scenografie che si rincorrevano in continui giochi di ombre cinesi, era miscelato da uno stregone che non si è risparmiato un attimo e che ha tirato fuori dal cilindro mille ed una sorpresa: la banda musicale di Pignola che all’improvviso sale sul palco, Vinicio che salta giù dalla scena e attraversa l’intero teatro buttandosi tra la gente, l’ennesimo bis offerto, e non previsto, ad un’intera platea che, non sazia, intona “Bella ciao” in un tentativo estremo di prolungare la festa.

Non è possibile rendere a parole la straordinarietà di questo concerto… lo spettacolo è finito, il tendone è stato smontato ma la magia, senza trucchi né inganni, del prestigiatore rimarrà nelle teste e nei cuori di ognuno dei fortunati presenti, per molto, molto a lungo.

Il Lungomare di Salerno si fa teatro, la spiaggia di Santa Teresa diventa il luogo della festa, la banda di Pignola incalza è GIO…GIO…IA!

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Ai ragazzi del Festival, per avermi fatto superato la linea d’ombra, oltre la notte…fino alla luce…alla gioia! Alla Liberazione! la più bella serata da uomo vivo della mia carriera. Grazie

Vinicio Capossela

Serata trionfale di Vinicio Capossela a Senigallia

SERATA TRIONFALE DI VINICIO CAPOSSELA A SENIGALLIA

(AGE) ANCONA - Si è conclusa con una standing ovation, dopo oltre due ore e mezza di spettacolo, il concerto di Vinicio Capossela ieri sera a Senigallia. In un teatro stracolmo che non è riuscito a contenere tutti i fans del poliedrico musicista, “Ovunque proteggi” è stato uno spettacolo trainante dove musica, luci e costumi si sono fusi fino a coinvolgere le almeno tre generazioni di pubblico presenti. Il tutto condito con la grande ironia e la forte presenza di palco di un Vinicio Capossela particolarmente ispirato, a cui hanno fatto da splendido accompagnamento musicisti italiani e internazionali come Mario Brunello, Ares Tavolazzi, Roy Paci, Stefano Nanni, Marc Ribot, Gak Sato che lo circondavano sul palco. Una serata speciale, quindi, quella che “Sconcerti” ha proposto a “La Fenice” dove la platea in piedi, durante gli ultimi pezzi del concerto, si è fatta travolgere dal ritmo della musica, scatenandosi in una danza collettiva. Lo spettacolo, ideato dallo stesso Capossela con la regia di Giampiero Solari, ha presentato le nuove canzoni calandole in una dimensione fortemente teatrale, quasi visioni del viaggio di “Ovunque proteggi”, sesto album di inediti della carriera discografica dell’artista, concepito e scritto nella prima metà del 2005 e registrato di getto. Un viaggio a metà strada tra un’odissea mitica e una via crucis profana che ha attraversato l’Italia da Carnevale alla Pasqua di Resurrezione. “Ovunque proteggi” contiene 13 nuove composizioni e giunge a oltre cinque anni di distanza dall’ultimo album di studio di Capossela. E’ un lavoro molto differente rispetto ai precedenti, per l’attenzione data agli ambienti sonori e alla voce di Vinicio, oltre che per le tematiche sviluppate nelle singole canzoni. Lo stesso artista ha curato in prima persona la produzione dei brani, avvalendosi della collaborazione di Pasquale Minieri.

Fonte:
(AGE)

Vinicio Capossela ammalia San Benedetto

Vinicio Capossela ammalia San Benedetto
di Stefania Palanca | 5 maggio 2006

Oltre 700 spettatori hanno assistito allo show del camaleontico artista, che ha intrattenuto per 2 ore i suoi tantissimi fans. Attore, musicista ma anche grande intrattenitore per uno spettacolo terminato con buona parte della platea in piedi a ballare sotto il palco. Alcune immagini del concerto.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Non sono rimasti sicuramente delusi i fans di Vinicio Capossela che tantissimi e puntuali si sono presentati all’appuntamento con il loro artista.

Puntuali, dato che il concerto aveva già registrato da tempo il tutto esaurito, e tantissimi se è vero, com’è stato, che gli oltre 600 posti del teatro Calabresi non sono bastati e molti appassionati godevano della musica dell’istrionico musicista dai corridoi laterali del teatro.

Capossela non si è certo risparmiato per il suo pubblico: una calda accoglienza ha dato il via al concerto alle 21.45, con il camaleontico artista (quattro i cambi d’abito nel corso del concerto) che è salito sul palco con una pelliccia ad intonare i brani del suo ultimo lavoro, ‘Ovunque proteggi’. Si inizia con ‘Non trattare’, a cui poi Vinicio, aggiungendo al suo travestimento una maschera sul viso per sembrare un vero minotauro, farà seguire ‘Brucia Troia’, e molte altre canzoni della sua ultima fatica discografica. Dialoga con il pubblico, lo intrattiene, lo fa ridere e concede anche un rapido scambio di battute a quanti cercano di attirare la sua attenzione rivolgendogli apprezzamenti e dichiarazioni d’affetto.

Seguono poi le vere ballate, come ‘Nel blu’ o ‘Dove siamo rimasti a terra Nutless’, con Capossela al piano per creare un’atmosfera più intima e raccolta.

La seconda parte del concerto dà il via ai tanti travestimenti dell’artista: prima esce coperto da una tunica e da una corona di rose per cantare ‘L’uomo vivo’, poi si vestirà da sultano per cantare ‘Marajà’. Scatena il pubblico con ‘Il ballo di San Vito’, per poi rientrare in scena sul finale vestito da soldato romano per ‘Al colosseo’. A terminare lo spettacolo, durato due ore e durante il quale si sono alternate moltissime canzoni, ‘Ovunque proteggi’ accompagnata dal lancio finale di coriandoli.

La scenografia è stata parte integrante del concerto: giochi di ombre si sono alternati dietro il cantante, e luci ‘magiche’ hanno invaso tutto il teatro. Un vero spettacolo, a cui il pubblico ha risposto, nelle ultime canzoni, concentrandosi in piedi sotto il palco ed esaltando il Capossela attore, intratttenitore, musicista, che si era già concesso un piccolo bagno di folla scendendo, durante il concerto, giù in platea.

Fonte:
Sambenedettoggi.it

La notte di Vinicio in spiaggia…

La notte di Vinicio in spiaggia e oggi c’è Sergio Rubini
Il festival del cinema all’Augusteo

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«È stata la più bella serata da uomo vivo della mia carriera». Erano passate le due e mezza di notte quando Vinicio Capossela, dopo il trionfale concerto dell’Augusteo, portato quasi a spalla dai fan salernitani sin sulla spiaggia di Santa Teresa, ha voluto scrivere di suo pugno una dedica agli organizzatori di «Linea D’ombra». Una serata memorabile per Capossela che all’Augusteo ha aperto l’XI edizione di Linea D’ombra con una tappa del tour «Ovunque proteggi». Una serata di magia, con le ballate dell’artista - sullo sfondo di un teatro d’ombre cinesi - che assomiglia sempre di più a Salman Rushdie nell’aspetto e sempre meno a Tom Waits nell’ispirazione. Capossela non ha voluto dedicare la sua personalissima celebrazione del 25 aprile a Berlusconi, ma ha volentieri cantato «Bella Ciao» insieme al pubblico che, spontaneamente, l’ha intonata a fine concerto: al teatro ma anche sulla spiaggia di Santa Teresa. Prima, un happening con tanto di banda e un excursus sul suo repertorio cantato a squarciagola da un pubblico che aveva mandato esauriti i 600 biglietti in un’ora la settimana scorsa. La poetica di Capossela passa per l’evocazione di scenari metropolitani (struggenti come in «Nutless») ma sono gli «affreschi» storici illustrati a modo suo la novità di quest’ultimo suo album («Brucia Troia», «Al Colosseo»). E tutto uno strumentario, dal teremin ai campanacci dei mammutones , caratterizza il doppio volto di questo artista che vagabonda con eleganza tra l’Irpinia, la Basilicata (l’altra sera c’era la banda di Pignola ad accompagnarlo) e il tecnopop ascoltato in una discoteca di una Mosca senza tempo («Moscavalza). Scenari post-atomici, barlumi di speranza, amori da riconquistare e malinconie felliniane, nostalgie sudamericane, ironici divertissiment sui miti di ogni tempo (dal cavallo di Troia alla Medusa) per uno spettacolo che probabilmente segna la maturità di Capossela. E dopo il concerto, i 30 musicisti della banda di Pignola con amici e familiari ha festeggiato tra canti e brindisi con vino e caciocavalli lucani. Infine, quasi una sagra a Santa Teresa. Oggi seconda giornata di Linea D’Ombra con Sergio Rubini protagonista dello stage «Modernità e radici».Prevista anche l’anteprima di «Odessa», il documentario sulla nave ucraina bloccata per anni nel porto di Napoli. Per i workshop, dalle 11 al San Michele ci saranno due tra i più importanti direttori della fotografia del cinema italiano: Pasquale Mari e Italo Petriccione. I biglietti (3 euro) per le proiezioni (anteprime, film e cortometraggi in concorso) si acquistano presso il Teatro Augusteo. L’ingresso agli stage e agli incontri con gli attori all’Hotel San Michele e al teatro Augusteo è gratuito. g. c.

Fonte:
Ilmattino

Un furbo sciamano con i fan ai suoi piedi

Il suo show surreale registra il tutto esaurito ovunque. Repliche extra a Milano

Antonio Lodetti
da Milano

Ha buttato i primi germogli (lui preferirebbe definirli germi) sedici anni fa e oggi raccoglie i risultati. Da qualche tempo è scoppiata la «Vinicio-Capossela-mania»; si vede dai concerti. Il tour Ovunque proteggi segna il tutto esaurito in ogni città, si chiedono a gran voce altre repliche; due concerti allo Smeraldo di Milano non sono bastati a soddisfare i fan, che hanno costretto l’organizzazione a fissarne uno straordinario il 27 aprile.
Più che fan i sostenitori di Capossela sono agit prop pronti a raccogliere ogni suo sberleffo, ogni sua provocazione, ogni sua pazzia o genialità con un urlo o un fragoroso applauso. Lui gioca a fare il demiurgo; è un cantattore consumato e mescola l’incredibile ricchezza di arrangiamenti con continui cambi d’abito, con gag cabarettistiche, con il sostegno di ballerine più o meno discinte, con l’ausilio del teatro delle ombre.
È uno spettacolo che vola alto, dove Capossela mette in scena la metafora della vita citando la mitologia (il Minotauro e Troia), l’antichità (il Colosseo), la conquista dello spazio. Uno show che è «Odissea mitica e via crucis profana». Parte con l’assalto ipnotico di Non trattare, dove il cantautore suona la chitarra vestito di una pelle di lupo, lanciando la sue invettive contro il mondo omologato. Poi via a un carosello di immagini ora drammatiche ora circensi, ora grottesche ora toccanti, che spaziano dai continui cambiamenti di tempo di Dove siamo rimasti a terra Nutless al frenetico incedere di Dalla parte di Spessotto, dal clima da circo di L’uomo vivo (dove Capossela in costume similMasaniello corre per tutta la sala) alla dolente poesia della ballata Pena de l’alma passando per il gigantismo di Il Colosseo.
A ogni brano un cambio d’abito, un cambio d’atmosfera; un insieme di elementi popolari, colti e furbeschi che fanno stravedere il pubblico così come le battute (non sempre felicissime) del mattatore. Che poi lascia la sua ottima band e si esibisce da solo al piano, prima di concludere col Ballo di San Vito e con il duetto a sorpresa con Paolo Rossi. Sembra uno sciamano, qualsiasi cosa faccia tutti lo osannano. È il trionfo della musica intelligente, quella che ha qualcosa da dire, anche se al Fantozzi di turno viene il sospetto di urlare: «è una boiata pazzesca».

Fonte:
Ilgiornale.it