
1) Una giornata senza pretese
2) La notte se n’è andata
3) Stanco e perduto
4) Il fantasma delle tre
5) Fatalità
6) Estate
7) Cristal
8) Ultimo amore
9) Scivola vai via
10) L’accolita dei rancorosi
11) Che cossè l’amor
12) Notte newyorkese
13) Contrada Chiavicone
14) Zampanò
15) Al veglione
16) All’1.35 circa
17) Il pugile sentimentale
18) Scatà scatà (Scatafascio)
Testi:
Una giornata senza pretese
Sotto un cielo di nebbia
che cielo non è
è un altro giorno insicuro
che io passo con te
E ci troviamo qua
tra lampioni e vetrine
tra pezzi di scarpe liquori e cucine
È stato forse per noia
o per mancanza di vino
siamo usciti di casa
e andati incontro al destino
destino normale
fatto di punch e giornale
di risate spremute
e di parole taciute
È una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
Stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera
E i miei occhi
coi tuoi
vanno incontro alla strada
sui motori e le luci
brilla altera la luna
e non parliamo di niente
in questa scura pianura
L’auto va dolcemente
dentro la notte più scura
È una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
Stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera
La notte se n’è andata
La notte se n’è andata
come una fucilata
e i resti cadono abbattuti
sopra l’uomo del Gibbuti Inn
sguardo di paraffina
dietro il banco perlinato
puzza di chiuso e di benzina
sul parterre disinfettato
nuvole gonfie sopra il cielo
la banda suona un funerale
fango, e anatre per strada
due fari gialli contromano
vanno spediti come cani
randagi in mezzo alla pianura
fino alla fabbrica di ghisa
forno di musica e di luce
statuario Ciaina appoggia il piede
tra oriundi e truzzi in larga schiera
e in mezzo al mucchio una che sbatte
gli occhi come slot machine
lui ci ha le tasche piene d’oro
e dal sorriso ha perso i denti
anelli e grossi per lo sguardo
fessure umide e pazienti
Nic guidava il lamierone
niente sbirri per la strada
passa il turno del boccione
la radio suona indiavolata
Cato dietro parla e fotte
pare il grande lova lova
fotte e parla e tira botte
tra lattine e molle rotte
di all’amica non voltarti
e stringiti in mezzo al sedile
lei prima piange e dopo ride
vuole il suo turno nel privè
Nic la tratta col la cinghia
lei la lascia fare e stringe
il velluto con le unghie
più lui mena più lei stringe
Io ti ammazzo con la birra
non ti far vedere più
ti sotterro con la birra
non ti far vedere più
imbestiati dalla birra
dentro o fuori e così sia
muri sopra e muri intorno
la birra è tutto quel che c’è
Ciaina russa chioccia e sbuffa
fa un rumore di trattore
gratta gira e ancor si gratta
poi si alza con la schiena rotta
siede addosso alla sciacquone
e non trovò più niente da dire
fuori solo un ostinato
latrar di cani e segheria
la notte se n’è andata
come una fucilata
il cielo è grave e gonfio adesso
come una colpa pesa addosso
il buco che la notte riempie
il mattino lo trivella
finché arriva come niente
la spugna che tutto cancella
Stanco e perduto
Stanco e perduto
ma ero allegro quando me ne andai di casa
e certe stelle splendevan forti
a far luci e ombre
sul mio cammino
perso e solitario
non riesco a ricordare
le tristi notti degli occhi
e le corse dietro alla luna
fuggite via
E le colline sembravan fantasmi neri
su un fondo blu
e le strade più misteriose d’adesso
facevan largo
alla nostra euforia
la notte passava in fretta
e non sarebbe più tornata
fuggita via
anche lei
E proprio l’altro giorno un vecchio amico
mi dice corri a casa
tutto è cambiato
tua sorella aspetta un figlio
e tuo padre
ha bisogno di te
subito a casa
E io che posso fare
stanco e perso su una strada
questioni di sfratto
faccende di soldi
ma non importa
prenderò il primo treno
e verrò là
E ora questa storia sembra un vecchio ritornello
una serenata
fatta a una luna traditrice
e mi trovo tutto solo qui a cantarla
tutti gli altri sono scappati via
poesie, folletti, pazzi
amori persi e diventati
nostalgia
Il fantasma delle tre
Con quella faccia triste
cosa c’hai trovato in lui
raccontava grandi storie
o forse eran tutte balle
certo gli occhi ti guardava
e le coscie non toccava
e se fosse proprio lui
in questo posto qui alle 3
a cambiare la tua vita
a rapirti come un tango
in una rapsodia di luci
in un vortice di baci
ma ci vuole qualche concessione
calze nere e seduzione
perché vivere è fatica
senza manco un’illusione
un sogno usato un’invenzione
E annegarsi in un bicchiere
uno sconosciuto è il
paradiso o l’inferno o il purgatorio
ma comunque dura un’ora
forse un giorno oppure un anno
dopo passa e lascia soli
shabiduduba…
…
…
Ma è il fantasma delle 3
che mi prende con la mano
calda forte e misteriosa
e se dicessi una parola
o i pensieri che ho da sola
no il silenzio è un grande amico
mentre mi prende con un dito
è la lingua di un serpente
facciamo finta che è l’amore
che entra forte ed esce piano
col fantasma delle 3
che entra forte ed esce piano
col fantasma delle 3
che entra forte ed esce piano
col fantasma delle 3
shabiduduba…
…
…
E domani un altro sogno
avrà piena la mia notte
avrà svuotato i miei vestiti
riempito il lavandino di un
pianto triste e disperato
e dovrò cercarmi un altro
fantasma delle 3 e dovrò
cercarmi un altro fantasma delle 3
e dovrò cercarmi un altro
fantasma delle 3
e dovrò cercarmi un altro
shabiduduba…
…
…
Fatalità
Ho baciato in bocca la morte tesoro
e adesso non posso più guardarti
e nemmeno toccarti
il furbo l’ho fatto una volta di più
delle carte che ho in mano
e lo scherzo non scherza
col gioco e col fuoco
fuori, sì viviamo fuori
ma fuori davvero
ci fa paura di andare
fuori dagli uomini
fuori dal cielo
fuori non riesco neanche
a immaginarlo vero
È più di una crepa
più di una bugia
più di una notte insonne
più di una malattia
in uno sbaglio solo
gli errori tutti della vita
e il prezzo è in banconota
di nostalgia infinita
fuori, sì viviamo fuori
ma fuori davvero
ci fa paura di andare
fuori dagli uomini
fuori dal cielo
fuori non riesco neanche
a immaginarlo vero
libri di poesia
alberi di Natale
figli che mancate
amici di limpide serate
di essere puro, di essere sincero
solo ritornare
ad essere normale
Estate
Estate,
sei calda come i baci che ho perduto
sei piena di un amore che è passato
che il cuore mio vorrebbe cancellar
Estate,
il sole che ogni giorno ci scaldava
che splendidi tramonti dipingeva
adesso brucia solo con furor
Tornerà un altro inverno
cadranno mille petali di rose
la neve coprirà tutte le cose
e forse un pò di pace tornerà
Estate,
che hai dato il tuo profumo ad ogni fiore
l’estate che hai creato il nostro amore
per farmi poi morire di dolor
Odio l’estate
Cristal
Più fragil del cristal
fu il mio amor
appunto a te
cristallo nel tuo cuor
nel tuo guardar
nel tuo sentir
il tuo riso e la tua bocca
e la nostra timidezza
sfiorandoti da sotto il tuo balcon
e ora solo so
che tutto s’è perduto
le sere dell’assenza
e niente tornerà
già lo so
niente ancor
talvolta un tuo saluto
e un addio
è niente ancor
Ultimo amore
Fresca era l’aria di giugno
e la notte sentiva l’estate arrivar
Tequila, Mariachi e Sangria
la fiesta invitava a bere e a ballar
lui curvo e curioso taceva
una storia d’amore cercava
guardava le donne degli altri
parlare e danzar
e quando la notte è ormai morta
gli uccelli sono soliti il giorno annunciar
le coppie abbracciate son prime
a lasciare la fiesta per andarsi ad amar
la pista ormai vuota restava
lui stanco e sudato aspettava
lei per scherzo girò la sua gonna
e si mise a danzar
lei aveva occhi tristi e beveva
volteggiava e rideva, ma pareva soffrir
lui parlava stringeva ballava
guardava quegli occhi e provava a capir
e disse son zoppo per amore
la donna mia m’ha spezzato il cuore
lei disse il cuore del mio amore
non batterà mai più
e dopo al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l’alba imperiosa cacciava
lei raccolse la gonna spaziosa
e ormai persa ogni cosa
presto lo seguì
piangendo urlando e godendo
quella notte lei con lui si unì
spingendo, temendo e abbracciando quella notte
lui con lei capì
che non era avvizzito il suo cuore
e già dolce suonava il suo nome
sciolse il suo voto d’amore
e a lei si donò
poi d’estate bevendo e scherzando
una nuova stagione a lui parve venir
lui parlava inventava giocava
lei a volte ascoltava e si pareva divertir
ma giunta che era la sera
girata nel letto piangeva
pregava potere dal suo amore
riuscire a ritornar
e un giorno al profumo dei fossi
lui invano aspettò di vederla arrivar
scendeva ormai il buio e trovava
soltanto la rabbia e il silenzio di sera
la luna altre stelle pregava
che l’alba imperiosa cacciava
restava l’angoscia soltanto
e il feroce rimpianto
per non vederla ritornar
il treno è un lampo infuocato
se si guarda impazziti il convoglio venir
un momento, un pensiero affannato
e la vita è rapita senza altro soffrir
la poteron riconoscere soltanto
dagli anelli bagnati dal suo pianto
il pianto di quell’ultimo suo amore
dovuto abbandonar
lui non disse una sola parola
no, non dalla sua gola un sospiro fuggì
i gendarmi son bruschi nei modi
se da questi episodi non han da ricavar
così restò solo a ricordare
il liquore non pareva mai finire
e dentro quel vetro rivide
una notte d’amor
quando dopo al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l’alba imperiosa cacciava
a lui restò solo il rancore
per quel breve suo amore
che mai dimenticò
Scivola vai via
Senza età
il vento soffia la
sua immagine
nel vetro
dietro il bar
gocce di pioggia
bufere d’amore
ogni cosa passa e lascia
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me
Canzoni e poesie
pugnali e parole
i tuoi ricordi
sono vecchi ormai
e i sogni di notte
che chiedono amore
cadono al mattino
senza te
cammina da solo
urlando ai lampioni
non resta che cantare ancora
Scivola,
scivola vai via
non te ne andare
scivola,
scivola vai via
via da me
L’accolita dei rancorosi
Camminan di bolina
al freddo di prima mattina
legnosi nei pastrani
come talpe dentro
brache di fustagno
occhi crepati, vene aguzze
maculati
denti neri di tabacco
barbe di setola e allumina
anche l’alba che li coglie
livida di bardolino
porta rispetto e fa un inchino
Accolita di rancorosi
settimini cuspidi e tignosi
persi nella vita
come dentro una corrida
intrappolati
tra melassa e baraonda
Accolita di rancorosi
gelosi, avvelenati, sospettosi
incazzosi dentro casa
compagnoni fuori in strada
ci intendiam solo tra noi!
ringhiosi che rimangon sempre soli
gli ingrati se ne vanno
noi restiamo e ci teniamo la ragione
La baraonda s’alza allegra come l’onda
e tutto sprofonda
nel nettare del vin brulè
alla morte fan la corte
ebbri di guai
inguaiati dalle femmine
inchiodati sulla croce
e ruggiscon di Rancor
RANCOR
RANCOR
Musso, Musso
liscio e busso
passa appresso
carica a bastoni
cala l’asso
piglia, strozzo
smazza il mazzo Cavallaro
fuman trinciato forte
Joe Zarlingo fa le carte
bestemmia in mezzo ai denti
tira a fottere i compari
bastardi si deridono tra loro
cirrotici, diabetici
nemici dei dottori
sputan sulla terra
dove andranno sottoterra
accolita di rancorosi
settimini cuspidi e tignosi
persi nelle vita
come dentro una corrida
intrappolati tra melassa e baraonda
Accolita di rancorosi
camerati ruvidi e grinzosi
accaniti nel lavoro
sparagnini con la prole,
spendaccioni con le troie
demoni rapaci
sputan sulla terra
dove andranno sottoterra!!
Che cossè l’amor
Che cos’è l’amor
chiedilo al vento
che sferza il suo lamento sulla ghiaia
del viale del tramonto
all’amaca gelata
che ha perso il suo gazebo
guaire alla stagione andata all’ombra
del lampione san soucì
che cos’è l’amor
chiedilo alla porta
alla guardarobiera nera
e al suo romanzo rosa
che sfoglia senza posa
al saluto riverente
del peruviano dondolante
che china il capo al lustro
della settima Polàr
Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi
dell’arco di San Rocco
ma s’appoggi pure volentieri
fino all’alba livida di bruma
che ci asciuga e ci consuma
che cos’è l’amor
è un sasso nella scarpa
che punge il passo lento di bolero
con l’amazzone straniera
stringere per finta
un’estranea cavaliera
è il rito di ogni sera
perso al caldo del pois di san soucì
Che cos’è l’amor
è la Ramona che entra in campo
e come una vaiassa a colpo grosso
te la muove e te la squassa
ha i tacchi alti e il culo basso
la panza nuda e si dimena
scuote la testa da invasata
col consesso
dell’amica sua fidata
Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
vampiro nella vigna
sottrattor nella cucina
son monarca e son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo
con dignità da rey
Che cos’è l’amor
è un indirizzo sul comò
di unposto d’oltremare
che è lontano
solo prima d’arrivare
partita sei partita
e mi trovo ricacciato
mio malgrado
nel girone antico
qui dannato
tra gli inferi dei bar
Che cos’è l’amor
è quello che rimane
da spartirsi e litigarsi nel setaccio
della penultima ora
qualche Estèr da Ravarino
mi permetto di salvare
al suo destino
dalla roulotte ghiacciata
degli immigrati accesi
della banda san soucì
Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
vampiro nella vigna
sottrattor nella cucina
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo
con dignità da rey
Ahi, permette signorina
sono il re della cantina
volteggio tutto crocco
sotto i lumi dell’arco di San Rocco
Son monarca son boemio
se questa è la miseria
mi ci tuffo
con dignità da rey
Notte newyorkese
Notte newyorkese mi preparo e faccio bello
esco fuori dall’hotello
tasche vuote e gran pretese
la strada è tutta luce
sotto terra stan le fogne
esce fumo dal tombino
e hanno tutti un’aria truce
le strade sono tante
sono street, eppure larghe
un paese per ognuna
taxi prego la trentuna
vuoi da bere o da mangiare
da ubriacarti o da fumare
pizza calda, cane caldo
tutto quanto puoi comprare
pure ‘a luna miezzo ‘o mare
pure ‘a luna miezzo ‘o mare
smoke smoke
coke coke
streap tease
preack tease
sex sex
forget forget baby
e ti prendi una frittata
lei ha le coscie a marmellata
mentre il nero che sta a lato
è molto fatto e stralunato
e il ragazzo puertorico
ti fa segno con il dito
e in un bar molto cattivo
luce verde sul bancone
lei ha i tacchi rossi e balla male
ma al cliente che la ronza
mostra lenta la patonza
ma si vede che ha la panza
rughe coscie lifting trucco
è una vecchia di sostanza
è una vecchia di sostanza
smoke smoke
coke coke
streap tease
preack tease
sex sex
forget forget baby
I’mma gonna go
in fifty streetty I know
dreammining thinkining
looking for a bar
shoppininghi, walkininghi
drivi my car
I’mma gonna go
yes I gonna go
wuassa wuassa go
I wonna your gonna
but you wonna my nonna?
I wonna your gonna
you don’t believe in Maronna?
I’mma gonna go
I’mma gonna go
I’mma love Big Apple
I’mma dreamin’ Manhattan
I’mma Ameriganass
What’s a Mary’s ganassa?
Angelina make the key
but don’na work and think to me
think all day, think all night
think I’mma paradise
but I think a pussicat
that must to have Elizabeth
’cause I prefer to Italia’
the beauty girl America
’cause I love Manhattan
and my dream’s Big Apple
and now I suspend
and now I suspend!!
Why you suspend
because this is the end.
Contrada Chiavicone
Gatte che si strusciano d’amore
al chiavocone
donne coi mustacchi sul mastello dei marmocchi
ruggine, rottami, robivecchi tra il catrame
passa Giacomo col carro del cartone
stravecchi spessi d’aglio e di dialetti
al chiavicone
ti guardan di sottecchi mentre tirano il pastone
abbaiano tra i tubi
incanagliati nel bidone
cani da tana guerci alla catena
squasciano le onde di lamiera al chiavicone
ronzano i mosconi sotto il manto del tendone
reti senza letto, anitre mute sopra il tetto
mentre il vento non la smette di soffiar
mamma mia, mamma mia
s’è smarrita la via
pensa a me, pensa a me
qui perduto per via
solo chi cade offre la vista edificante
di rialzare il capo dal fondale sottostante
Disastro sfreccia rapido in vespetta
al chiavicone
lascia dietro nella steppa
una ventata di sabbione
e si trovan la dozzina
alla stazione di Benzina
quei ragazzi di contrada Chiavicone
sulla torre d’acquedotto s’alza il fumo del fogone
s’oscura il cielo sotto il velo nero
di carbone
bruciano gli sterpi
al rogo bruciano gli scarti
qui facciamo pulizia della ragione
bruciano i ricordi del passato al chiavicone
Mellone il matto soffia a perdifiato nel trombone
odorano di resina e di anima che crepita
gli ultimi giorni dell’umanità…
mamma mia, mamma mia
s’è smarrita la via
pensa a me, pensa a me
qui perduto per via
solo chi cade offre la vista edificante
di rialzare il capo dal fondale sottostante
bruciano i ricordi del passato al chiavicone
s’oscura il cielo sotto il velo nero di carbone
bruciano gli sterpi al rogo
bruciano gli scarti qui facciamo
pulizia della ragione
squasciano le onde di lamiera al chiavicone
ronzano i mosconi sotto il manto del tendone
reti senza letto anitre mute sopra il tetto
mentre il vento non la smette di soffiar
mamma mia, mamma mia
s’è smarrita la via
pensa a me, pensa a me
qui perduto per via
solo chi cade offre la vista edificante
di rialzare il capo dal fondale sottostante…
Zampanò
Esco da me
in tutto non m’amavo granché
il nanomi guarda felice
non sa quel che dice
e se la canta per sè
tutta per me
la giostra di Zampanò tace
e gira con gli occhi di brace
il cavallo di Troia
che alla zingara piace
Rido perchè
non ho più mal
non ho più da pensar
fuggo da me
non basta amar
mi vengano a cercar
sposami al mattino
abbandonami in cammino
il branco non aspetta che passar
voce che m’incanta
melassa che m’abbranca
si svendono i miei sogni di virtù
tutto per voi mi piego ai salassi e ai pastoi
e seguo la polvere amara
lo scherno, la giara
e il belato del re
torno da me
mi sveglio e so già quel che c’è
e l’ultimo sonno si squaglia
lo Zampanò sguaia
e si vuota il pitale
ma rido perchè
non ho più mal
non ho più da pensar
danzo da me
solo trovar
non ho più da cercar
il cane è una cariola
io corro e lui si sgola
la polvere ci veste da villani
la sposa è tutta viola
tra i guitti fa la spola
non ha più soldi o baci da mandar…
tutta per me
la giostra di Zampanò tace
e gira con gli occhi di brace
il cavallo di Troia
che alla zingara piace
Al veglione
Da Ciccillo ristorante
dieci portate nel prezzo di una
alla sera del trentuno
grande festa del veglione
stelle filanti nel salone
tavolo solo su ordinazione
orchestra, pezzi a richiesta
repertorio della festa
vammi a prendere al tabbacchino
due nazionali esportazione
se vuoi andare fai attenzione
alle raccomandazioni
azzuppa azzuppa zuccherino
appozzati di vino Pachino
ti presento a mio cugino
appena tornato da Canadà
tiene una macchina truccata
parcheggiata fuori in strada
più tardi ne piazzale mi farà provare un giro a me
accaniti nella quadriglia
chi ti lascia e chi ti piglia
Ding e Dang all’incontrè
Ding e Dang all’incontrè ancor
zio Peppe balla a culo a poppo
spinge la dama alla parte di sotto
alza la guardia, alza la mano
poi dietro la pergola s’ allontana
questa è la volta che posso restare
tutta la notte alzato a guardare
come fosse capodanno
il veglione che passione
e come si muove muove
e come si balla balla,
ogni passo manda un bacio
già le piacio, già le piacio
si chiama Angela sta a Torino
piace pure a mio cugino
occhi neri di bambina
com’è carina, come cammina
tra le dita sue affilate
vedo già le mie nottate
quand’è che sarò più grande cosa le combinerò
E quanto è bello e quant’è bè
stare qui vicino a te
come fosse per sempre festa
ti voglio bene
stiamo insieme
fino al veglione della pensione
Mastro Sentimento s’è bevuto
quarantatré Peroni
pesta l’orlo dei pantaloni
mentre lo invocano a battimani
attacca lo strumento e suda
stacca, sbocca poi si asciuga
si sfinisce si prosciuga
cade urlando all’incontrè
e mentre muore in cannottiera
si butta sulla cameriera
schiocca la lingua e se l’abbraccia
faccia a faccia nell’amor
e quant’è bello quanto è bè
stare qui vicino a te
come fosse per sempre festa
ti voglio bene
stiamo insieme
fino al veglione della pensione
che bella serata ch’è stata
che bella serata passata
attenzione battaglione
l’ultimo ballo del mattone
allacciatevi nel lento
attenzione uno svenimento
cade un festone sul pavimento
guidate con prudenza
guidate con prudenza
guidate con prudenza
e buonanotte.
All’una e trentacinque circa
Un’altra volta bionda
la serata sta finendo
e servi la mia birra dietro al bar
Negroni whisky Coca
un Camparino con la soda
e il ghiaccio il frigo il rusco
c’è da cambiare pure il fusto
e il cliente è già servito
e la cassa ha registrato
l’ultimo drink dell’avvocato
E se passasse così in fretta
come ora che è finita
questa serata maledetta
per cinquantamila lire
tra Negroni whisky trucco
un narghilè con il tabacco
qualche indirizzo nel cappotto
per finire sotto il letto
ma ti ricordi che hai servito dietro al bar
Chimay, Bacardi Jamaican rhum
White Lady, Beck’s bier, tequila bum bum
Dry gin, Charrington, Four Roses Bourbon
Son state storie interessanti
di risate in mezzo ai denti
di amori messi sotto spirito ad affogar
di vecchi camionisti
un po’ arrivisti, un po’ alcolisti
con la moglie lasciata a casa ad ingrassar
avventurieri di frontiera
che non san passare il sabato sera
senza finire ad ubriacarsi dentro un bar
Che strana razza è poi il cliente
c’è quello bello e intelligente
c’è il casinaro e l’invadente
c’è chi ascolta trasognato
c’è chi urla e sta sbracato
c’è chi la donna se la intorta
c’è chi gli fa la mano morta
ma c’è il cliente più divino
il più richiesto e il più invitante
è quello che offre, paga a tutti e fa il brillante
Chimay, Bacardi Jamaican rhum
White Lady, Beck’s bier, tequila bum bum
Dry gin, Charrington, Four Roses Bourbon
E ci siam poi noi musicisti
un po’ beoni, un poco artisti
compagnoni e nati tristi
sempre afflitti dal denaro
perché la roba costa caro
ma l’arte è cosa sacra e seria da salvar
per cento sacchi alla serata
facciamo una vita sregolata
ma il grande mito ci ha fregato
che sei un eroe se sei suonato
E per ultima la strofa più dolente
quella ahimè sull’esercente
dietro il banco o nell’ufficio
intellettuale o ben vestito
lui guadagna sempre poco
tasse Iva e forniture
mamma mia quante paure
con gli incassi son dolori
per pagare i suonatori
per pagare i suonatori
Chimay, Bacardi Jamaican rhum
White Lady, Beck’s bier, tequila bum bum
Dry gin, Charrington, Four Roses Bourbon…
Il pugile sentimentale
Un pugno, ancora un pugno
e un altro sullo slancio
ed ecco Bleck Macigno
mi centra con un gancio
all’angolo mi spinge,
a stento me la squaglio,
un appercut mi stende,
(sì ieri stavo meglio).
E Blek Mcigno pensa,
fracassandomi una spalla
che la vita è proprio bella,
sì, l’è proprio una beltà.
Al sette ancora striscio
con le mie cugine in pianto,
mi alzo, tengo e sguscio
guadagno qualche punto,
non è che io lo faccia
perché ho in testa qualche piano,
ma non so dar pugni in faccia
da quando ero bambino.
E Bleck Macigno pensa
(e mi frantuma la mascella)
che la vita è proprio bella
sì, l’ è proprio una beltà.
Si fischia giù in tribuna:
dagliene perché è un vigliacco
nel corpo a corpo mena,
alle corde mi rannicchio,
avanza, è un siberiano
grossolano e assai ostinato
gli dico: vacci piano,
sei stanco, tira il fiato.
Ma lui non sta a sentirmi,
e ansimando si scervella
che la vita è proprio bella,
sì, l’è proprio una beltà.
Mi scassa e se la spassa
con la mia incapacità
la boxe non è una rissa,
ma sport e bla bla bla….
Colpisce, è un uragano,
si accascia poi stremato
e mi alzano la mano
che non ha mai picchiato.
La vita è proprio okay
lui dice, e pensa un po’,
sarà okappa per qualcuno,
per gli altri è kappaò.
Scatà Scatà (Scatafascio)
Giornata nuvolosa
110 millibar
tempo adatto per bruciare
le immondizie le zavorre
da buttare a mare
C’è qualcuno che ha sbagliato
qualcuno che si è frantumato
con quello che ha desiderato
ma guarda in alto
tu guarda in alto
la meraviglia ritornare
Soli gli ingenui ad aspettare
il bello che deve arrivare
ma tutto viene solo quando
si rompe il volto dell’incanto
non si può vedere prima
se non hai fame
se non hai rovina
si vede solo quando tutto è a
scata scatà scatà Scatafascio
Qui nel muro c’è una crepa
c’è una crepa che fa male
perché starla a riparare
metti una mina
falla saltare
falla mandare tutto a
scata scatà scatà Scatafascio
meglio un botto solo
e andare a
scata scatà scatà Scatafascio
Ammucchiati nell’imbuto
non si scende dentro il buco
perciò un invito nell’imbuto
è per tutti un po’ d’aiuto
ma si può vedere prima
se non hai fame se non hai rovina
si vede solo nello
scata scatà scatà Scatafascio
Se vuoi tre bastano tre
è il quarto in più
ch’è da scacciare
ma si accanisce a ritornare
e mi accanisco ancora
e lo so bene quando è l’ora
quando il meglio è già venuto
quando il tempo è già scaduto
quando è l’ora di partire di tornare
e finemente rigustare
ma proprio lì voglio restare
è proprio lì che voglio stare
fino a mandare tutto a
scata scatà scatà Scatafascio
meglio un botto solo
meglio un botto solo
e andare a
scata scatà scatà Scatafascio.



